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I barbari di fuori e quelli di dentro.

Ieri ero alla Galleria d’Arte moderna di Palazzo Pitti. Domenica dedicata ai musei. Ingresso gratuito. In una sala (quella nella foto), dove sono esposte grandi tele con soggetti mitologici, noto due ragazze che sghignazzano allegramente. Una con il velo islamico, appoggia una mano su un grande dipinto cercando, di afferrare la mano di un personaggio ivi raffigurato, mentre l’ amica la fotografava suggerendole pose diverse. Quella con il velo insisteva nel voler prendere la mano e quasi grattava il dipinto. Mi sono incazzato è le ho detto: ” i quadri non si toccano! Si guardano!” Mi hanno fissato stupite e se ne sono andate mandandomi sicuramente al diavolo in qualche lingua mediorentale. D’accordo, non ne faccio una questione di etnie: so perfettamente che ci sono anche italiani idioti che in passato hanno rovinato quadri o statue, tuttavia una riflessione mi è sorta spontanea. Ma cosa gliene può fregare a un musulmano o a un africano della nostra cultura? Il loro approccio psicologico alla realtà è diverso dal nostro. La loro sensibilità estetica è diversa dalla nostra. E poi la loro religione non vieta forse di riprodurre immagini umane o divine? Questa mancanza di empatia culturale ed artistica l’aveva sottolineata anche Oriana Fallaci quando si lamentava degli stranieri che pisciavano sui marmi del Duomo o del Battistero. Certo se qualcuno di noi andasse in una moschea e cercasse di grattare un versetto del Corano scritto sulle pareti, gli verrebbe tagliata la mano. Noi no. Se non fossi intervenuto, nonostante la sala fosse piena di visitatori, queste avrebbero potuto anche sfondare la tela. Ormai siamo abituati a non difendere più le nostre cose. Non sta bene inorgoglirsi di ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità. E’ razzismo, suprematismo. Insomma pare brutto contrastare i “barbari di fuori e quelli di dentro”. Quindi lasciamo fare. Ho la sensazione che se non ci sarà un’inversione di tendenza, fra 20/30 anni delle nostre città d’arte non rimarranno che rovine.

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