
La vendetta dopo lo stupro
Ragazza violentata nel bosco di Oleggio, ora rischia l’ergastolo: “Convinse il fidanzato a evirare e uccidere il suo stupratore. Il gup di Novara ha deciso di rinviare a giudizio una ragazza stuprata da un pusher marocchino nel bosco di Oleggio e il fidanzato, con l’accusa di omicidio. L’omicidio, considerato premeditato e motivato da un desiderio di vendetta per lo stupro commesso dall’immigrato, porterà i due imputati davanti alla Corte d’Assise a partire dal 15 settembre. Sia la ragazza che il fidanzato killer rischiano l’ergastolo.
Nella Svezia medievale, il proprietario terriero Töre insiste perché la sua giovane figlia Karin consegni di persona dei ceri alla Madonna in un giorno di festa, in accordo alla tradizione che vuole che a farlo sia una ragazza vergine. Durante il viaggio però, dei briganti violentano e uccidono la giovane Karin, Nella fuga, gli assassini cercano riparo per la notte proprio dal padre di Karin, a loro insaputa.
Dopo essersi rifocillati, essi commettono un inconsapevole e fatale errore: quello di offrire in vendita alla madre della ragazza la veste della figlia uccisa, veste che la donna prende dalle mani di uno dei briganti dicendo però che sull’acquisto solo il padrone di casa può decidere. Ai genitori non occorre molto per intuire quale sorte sia toccata alla loro Karin. Töre metterà in pratica la sua vendetta, avendo prima effettuato un rituale di purificazione e uccidendo i briganti, tra i quali anche un bambino innocente.
Oggi vendicare l’affronto subito dalla propria donna può comportare l’ergastolo; nel passato la vendetta era contemplata come atto necessario e legittimo. Ma si sa, il Medioevo era un’epoca buia e oscura. Mica come la nostra epoca in cui il delinquente diventa vittima e la vittima il delinquente.




Atto necessario e legittimo soprattutto se non sei tutelato dalla legge