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Beatrice Venezi

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Franco Piersanti (il compositore di musiche da film preferito da Nanni Moretti), che per primo criticò pubblicamente la direttrice d’orchestra Venezi al centro delle polemiche dopo il concerto con la Sinfonica di Palermo, sostiene che è “intollerabile che la Venezi ostenti qualità che non ha”. Punto.

Occorre dire però che la Venezi, prima che facesse outing a favore della Meloni, era considerata un fenomeno emergente nel panorama della direzione orchestrale italiana. Praticamente è diventata una nullità da quando ha espresso le sue simpatie per la Presidente del Consiglio.

Sarò malizioso, ma scommetto che se nell’orchestra sinfonica di Palermo, al posto della Venezi, nominassero il direttore della banda musicale di Forlimpopoli, con la tessera del PD in tasca, i musici farebbero zompi di gioia e celebrerebbero meravigliose capacità musicali del nuovo neo-direttore.

In ogni caso consiglierei a Beatrice Venezi, da oggi in poi, di seguire questa strategia: profilo bassissimo; continuare il suo lavoro, finché le acque non si calmano, in teatri dell’Opera di provincia; di dimettersi dagli incarichi politico-istituzionali e iniziare lentamente a criticare il governo. Un colpo di spillo oggi e due domani, fino ad arrivare alla denuncia finale, quella di “incompetenza” manifesta del governo nella gestione della politica culturale. Vedrà che improvvisamente i media mainstream comincerebbero a intervistarla, a lodarla e a interessarsi della sua carriera. A Palermo poi impazzirebbero per riaverla a dirigere la Sinfonica.

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