Racconti vari

Quelli della Biblioteca 7 Fine.

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Flavia

Ritorniamo nella Sala di Lettura. Il nuovo anno di studi riprendeva con la consueta allegria e spensieratezza. Tutto pareva andare per il meglio a parte un intoppo in cui cademmo Gualtiero ed io. Due nuove studentesse salirono al primo piano, ma nonostante i pizzini che inviavamo tramite i nostri postini, non riuscimmo a smuoverle. Non ci considerarono. La prima, altezzosa e superba, pareva camminare ad un metro da terra. Non ci degnava mai di uno sguardo. Gualtiero la ribattezzò Shāh in Shāh quasi fosse la regina imperatrice di Persia; la seconda era una morettina, molto graziosa con occhi nerissimi. Tentai qualche approccio, ma evidentemente influenzata da Shāh in Shāh mi dette pochissima relazione. Intanto i mesi trascorrevano giocosi, ma prima di Natale accadde un fatto triste che ci portò via (nel senso che non lo rivedemmo più per lungo tempo) Francesco R., l’animatore del gruppo. Diana era tornata in Canada e lui cadde in depressione e scomparve dalla Biblioteca. Anche Adriana smise di venire. Tornò a casa sua a Perugia. Da quel momento e lo sentivamo, la situazione prese una piega sfavorevole. Pareva che nell’aria ci fosse un presagio di cambiamento che avrebbe influito sulle nostre abitudini spensierate. Con l’anno nuovo, con il solito sistema di “messaggistica”, conobbi una ragazza: Flavia. Una bella ragazza bruna che si integrò perfettamente nel gruppo degli “sfaccendati”. Veniva da una località dell’appennino pistoiese: Maresca. Non frequentava tutti i giorni la Biblioteca, ma verso Aprile iniziò a bazzicarci quasi quotidianamente. Cominciai ad interessarmi a lei. Fra noi nacque un feeling molto forte. Spendevamo molto del nostro tempo nelle pause-sigaretta e caffè. La cosa andò avanti per alcune settimane ed io cominciai a maturare nei suoi riguardi, qualcosa che era più di un’ amicizia. Anche lei dimostrava di gradire la mia compagnia. Un pomeriggio, durante la solita pausa, giù nel bar, decisi di dichiararmi. Le dissi che mi ero innamorato di lei. Abbassò gli occhi e si mise a piangere. Cercai di consolarla e le chiesi il perché delle lacrime. Mi confessò di essere fidanzata e che la mia dichiarazione l’aveva messa in una terribile situazione dal momento che anche lei nutriva nei miei confronti sentimenti di profondo affetto. “Lo sapevo che saremmo arrivati a questo punto, Alfio, fermiamoci qui. Siamo ancora in tempo. Anche tu hai una ragazza non roviniamo tutto. Questa nostra amicizia sta prendendo una china rischiosa…” mi disse singhiozzando. Non insistetti. Tornammo al tavolo di studio lei con gli occhi arrossati ed io che sembravo un addetto delle pompe funebri. Gli altri se ne accorsero e ci chiesero se fosse accaduto qualcosa. “Niente, tranquilli. E’ tutto a posto…” risposi. Quella sera ci salutammo mestamente. Un altro amore incompiuto! Non la rividi più ed io, dopo questa scottatura, cominciai a diradare le mie frequentazioni. A Settembre decisi di finirla con i cazzeggi e tanto per cominciare di levarmi di torno il servizio militare che gravava sulla testa come una spada di Damocle. Al termine, dopo quasi due anni (allora il servizio di leva durava 15 mesi), tornai in biblioteca. Fui accolto dai commessi di sala con grandi feste. Mi dissero, con aria mesta, che era tutto cambiato. Il Capo-Sala che ci aveva tanto preso in simpatia era andato in pensione; i Pavoni non c’erano più. Ai tavoli solo facce seriose e tristi sprofondate sui libri. Insomma l’atmosfera gioiosa era finita. A breve avrebbero chiuso anche il bar delle ore perdute. Tutto cambiava per non essere più come prima. I due dipendenti, alla fine della visita, mi salutarono. “Bei tempi quando c’eravate voi!” Guardai per l’ultima volta la sala di lettura. Le scale che portavano al primo piano e il tavolo che era stato testimone delle nostre spensierate avventure. Si apriva un altro capitolo della vita.

6 Comments

  1. ducere sollicitae iucunda oblivia vitae
    (The Way We Were)

  2. Franco Di Prospero

    Bello, mi è piaciuto, anche se un po’ amaro, come la vita.

  3. Scusa ma l’episodio in cui vieni salvato dal linciaggio rosso da La Pira quando si colloca?
    Grazie

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