Racconti vari

Quelli della Biblioteca Nazionale 5

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Ragazza anni ’70

Le Gemelle

Portai le Gemelle al nostro tavolo dove le presentai a Gualtiero. Devo dire che al futuro medico piacquero tutte e due, ma mostrò una leggera preferenza verso Mia – l’altra si chiamava Anna – , tant’è che in quei giorni iniziò a corteggiarla. Ad Anna invece piacque subito Gualtiero tanto che provò per lui un forte trasporto. Insomma una situazione ingarbugliata. Io facevo da intermediario in questo groviglio di storie di cuore. A sciogliere la matassa ci pensò Giovanni M. il futuro giornalista del quale ho accennato in una precedente puntata. Un giorno al bar, Giovanni M. abbordò Mia. Fra i due ci fu un (quasi) colpo di fulmine e da allora iniziarono a frequentarsi. Quando Gualtiero seppe della tresca ebbe un moto d’ira, non tanto perché Mia non avesse preso in considerazione le sue avances, ma per il fatto che Giovanni M. era un componente della banda rivale dei Pavoni. Apriti cielo! Ci fu una richiesta di spiegazioni, ma Mia che era un tipetto pepato gli disse che lei avrebbe frequentato chi cazzo voleva. Fu “espulsa” dal gruppo. Rimase solo Anna che con il passare dei giorni riuscì a lenire la delusione di Gualtiero e fu così convincente che poco tempo dopo si misero insieme. Sul finire della primavera e l’inizio dell’estate che preannunciava la pausa delle lezioni universitarie e delle sessioni di esami ideammo uno scherzo a Guido V. futuro docente universitario e archeologo. In quella primavera avevamo conosciuto una ragazza inglese, Jane, che era a Firenze a studiare Storia dell’Arte. Una bella ragazza, eccentrica nel vestire (portava vistose calze verdi e gonne dai colori più improbabili), ma aveva un sorriso accattivante e una modo di ridere che ammaliava. Ebbene, di tanto in tanto dava delle festicciole alle quali partecipavamo Gualtiero ed io. Una volta portammo Guido V. che si invaghì della ragazza. Nei giorni seguenti non ci dette requie. Ci chiedeva in continuazione di Jane: cosa faceva, quando avrebbe dato un’altra festa, e non si stancava di dirci che la ragazza gli piaceva da morire. Decidemmo di accontentarlo. Gli dicemmo che una certa sera la giovane inglese avrebbe organizzato una festa e aggiungemmo che si era premurata di dirci che avrebbe avuto tantissimo piacere rivederlo. Guido a queste parole non stette più nella pelle. Gli dicemmo di andare alle 21 di un giovedì, suggerendogli di portandole dei fiori. Noi saremmo venuti un po’ più tardi e quindi di non aspettarci. Tanto Jane, gli confessammo ingannevolmente, aveva interesse per lui. Naturalmente non c’era nessuna festa e Jane non pensava affatto all’amicizia con Guido. Come sia andato l’incontro ce lo raccontò in seguito Jane. Una cosa fu chiara. Guido V. ci tolse il saluto. Ci disse soltanto tre parole: “Siete delle merde!”

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