Racconti vari

Quelli della Biblioteca Nazionale

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Note autobiografiche semiserie

Questa che vedete nell’immagine è l’entrata della Biblioteca Nazionale di Firenze. I miei rapporti con la Biblioteca erano iniziati nel Novembre del ’66, pochi giorni dopo l’Alluvione. Con l’amico Francesco P. andammo, come altri giovani a dare una mano nel recupero dei libri sfregiati dalla furia delle acque e dal fango. Il mio amico fu destinato al piano terra dove fu fotografato con il senatore Ted Kennedy in visita a Firenze e dove operava anche il futuro segretario del PD Bersani, immortalato in varie fotografie. Io invece fui destinato nel sottosuolo, nell’ultimo girone infernale: l’Emeroteca, dove venivano dissepolte dal fango le annate dei giornali e delle riviste. Regnava il buio totale rotto solo da lampade “volanti” provvisorie al neon che rendevano l’atmosfera ancor più spettrale. Ricordo ancora il freddo e l’umidità, l’aria pesante mefitica, sciapa che si respirava. Ma nessuno mai dei big venuti a fare passerella fra i giovani era mai sceso in quel girone maledetto. Naturalmente non troverete il mio nome fra quello degli “Angeli del Fango”. Suppongo che i nominativi venissero presi da compagni fra compagni. Ma veniamo all’anno 1970. Oltrepassando quel portone vi condurrò con me in una delle più belle stagioni della mia vita e non solo della mia. La Biblioteca, che ora ha un aspetto austero e serioso, negli anni ’70 era un luogo d’incontro di studenti di ogni tipo: studiosi, perdigiorno, goliardi e vogliosi di divertirsi. Naturalmente non pensiate che dentro si facesse casino. No, la regola del silenzio veniva rigorosamente rispettata; ma sempre nel silenzio tessevamo le nostre trame fatte di amicizie femminili, di rapporti amorosi o semi-amorosi con le studentesse che frequentavano quel tempio del sapere. Dovete sapere che la sala di lettura era distribuita su tre livelli: il primo era il pianoterra, il secondo e il terzo posti in alto. Noi (poi vi dirò chi eravamo) avevamo occupato un tavolo di studio al primo piano. Una posizione strategica dalla quale monitoravamo e controllavamo ogni movimento che avveniva in basso. Gli interpreti principali di questa storia sono: Francesco R., Gualtiero M. entrambi studenti di Medicina e il sottoscritto (Giurisprudenza). Il gruppo poteva variare con l’arrivo di qualche amico come Guido V. o altri, ma erano presenze rapsodiche. Entravamo nella biblioteca la mattina e ne uscivamo la sera. Tre ore scarse di “studio” mattutino (nel mezzo c’erano un paio di pause-caffè e due chiacchere al bar), poi la pausa “pranzo” che consisteva nella consumazione di una schiacciata con tonno, maionese e insalata e un bicchiere di spuma. Durata della refezione, un paio d’ore. Poi tornavamo stancamente al nostro tavolo inutilmente coperto da pile di libri. Particolare importante: eravamo amicissimi dei due commessi di sala addetti alla raccolta dei libri. Grazie alla loro collaborazione eravamo in grado di inviare “pizzini” contenenti l’invito a sedere al nostro tavolo a studentesse che si avventuravano ai piani. In genere, incuriosite, accettavano il nostro invito. Insomma dopo un po’ avevamo costituito un gruppo di studio misto fatto di belle ragazze che suscitò la curiosità dei lettori del livello 0, ma suscitò anche l’invidia di un gruppo che noi avevamo ribattezzato i Pavoni…

Segue.

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