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Libertà di pensiero unico

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Certo che se dopo le parole di Monti e di Severgnini uno ancora non capisce quello che sta accadendo in Italia, significa che nella scatola cranica ha probabilmente una poltiglia di segatura mista a melma. Eppure più chiari di cosi i due figuri non potevano essere. La prima scena si svolge nel salotto radical shit di Lilli Gruber. Si parla di vaccinazione ai bambini di 5/11 anni:

il professor Andrea Crisanti, ospite di Otto e Mezzo, ha ribadito ancora una volta i dubbi sulla somministrazione nei più piccoli. “O stiamo tutti zitti, o se qualcuno pone un problema, il problema va sviscerato”, dice il direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’università di Padova. Non l’avesse mai detto! Un preoccupato Beppe Severgnini interviene immediatamente da dietro con un fallaccio da espulsione che l’arbitra Gruber ignora. “Ma non in televisione, non in prima serata professore… “, replica stizzito Beppe Severgnini. E alle affermazioni di Crisanti sulla scarsità di dati disponibili replica anche  l’arbitra Lilli Gruber, che fa notare come milioni di bambini tra Stati Uniti e Israele siano già stati vaccinati contro il Covid.

Le parole del canuto giornalista sono di una gravità inaudita. Fanno il paio con quelle non dette da Federico Fubini sui bambini greci morti durante la crisi economica nel paese ellenico. Anche in quella occasione il vice del Corriere della Sera si autocensurò e confessò solo in un secondo tempo di non aver scritto della notizia per non fomentare spinte antieuropeiste. Idem Severgnini. Insomma: certe opinioni o certi fatti, questo è il messaggio, non vanno espressi sui media. Se ne può parlare sì, ma fra intimi in salotti privé.

Mario Monti è andato giù ancora più pesante, ma in modo sobrio e felpato. Il senso del suo “articolato discorso” è suonato come un avvertimento: “Di colpo abbiamo visto che il modo in cui è organizzato il mondo è desueto. […] Abbiamo iniziato a usare il termine guerra ma non abbiamo usato una politica di comunicazione adatta alla guerra. Bisognerà, andando avanti con questa  pandemia e futuri disastri globali della salute (!), trovare un sistema che concili la libertà di espressione ma che dosi dall’alto l’informazione”, ha detto Mario Monti, per poi aggiungere: “Comunicazione di guerra significa che ci deve essere un dosaggio dell’informazione. Che nel caso di guerre tradizionali è odioso, perché vuole far virare la coscienza e la consapevolezza della gente. Ma nel caso della pandemia, quando la guerra non è contro un altro Stato, io credo che bisogna trovare delle modalità meno democratiche secondo per secondo. Abbiamo accettato limitazioni molto forti alla nostra libertà di movimento, bene che siano venute. In una situazione di guerra, quando l’interesse di ciascuno coincide con l’interesse pubblico, pena il disastro, si accettano delle limitazioni alla liber” ( naturalmente i conduttori Conchita e Parenzo hanno cercato di addolcire la minaccia montiana, accogliendo l’avvertimento in modo giulivo e ilare).

Et voilà: l’oligocrazia è servita.

4 Comments

  1. https://www.diegofusaro.com/severgnini-canuto-araldo-del-turboliberismo-sans-frontieres/

    E poi v’è Beppe Severgnini, il canuto araldo del turboliberismo sans frontières a vocazione incondizionatamente atlantista, immancabile puntello dell’ordine dei Mercati cosmopolitici.

  2. cairotiUniti

    David Parenzo
    15 h ·
    +++++Ecco il testo integrale che mi ha mandato il Sen. Mario MONTI, dopo il suo intervento di ieri a IN ONDA+++++

    Nella puntata di In Onda di ieri, ho usato un’espressione infelice e impropria (“modalità di comunicazione meno, come dire, democratiche secondo per secondo”) quando ho detto che, se non si vuole rendere ancora più difficile la gestione della crisi pandemica a causa di corti circuiti informativi, occorre trovare una strategia comunicativa appropriata, per conciliare la libertà di espressione di ciascuno con la necessità di evitare confusioni, allarmismi o invece sottovalutazioni. Al di là del termine infelice che ho usato, il tema esiste ed è stato ritenuto importante dai tre autorevoli giornalisti in studio (Concita De Gregorio, David Parenzo, Marco Damilano), con i quali si è infatti svolto un interessante dibattito (dal minuto 19 al minuto 27 della registrazione).
    Sen. Mario Monti

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