4 Comments

  1. la battuta “nomen omen” sarebbe troppo facile

  2. Alle grida strazianti e dolenti
    Di una folla che pan domandava,
    Il feroce monarchico Bava
    Gli affamati col piombo sfamò.

    Furon mille i caduti innocenti
    Sotto il fuoco degli armati caini
    E al furor dei soldati assassini:
    “Morte ai vili!”, la plebe gridò.

    Deh, non rider, sabauda marmaglia:
    Se il fucile ha domato i ribelli,
    Se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
    Sul tuo capo quel sangue cadrà.

    La panciuta caterva dei ladri,
    Dopo avervi ogni bene usurpato,
    La lor sete ha di sangue saziato
    In quel giorno nefasto e feral.

    Su, piangete mestissime madri,
    Quando scura discende la sera,
    Per i figli gettati in galera,
    In quel giorno nefasto e feral.

  3. almeno Don Davide Albertario denunciò sul suo giornale la repressione ad alzo zero, finendo in galera. qui hai proprio la sensazione della nostra solitudine. cfr Ida Magli , “i governanti ci vogliono uccidere”.

  4. anni fa trovai un tizio che mi fece una filippica contro mike bongiorno. il concetto era l’influenza televisiva sulla condotta concreta. m’è rimasta impressa e l’attualizzo, cercando una risposta ad un impellente interrogativo : perchè gli italiani tendono a ridere a sproposito e a sfotterti se ti limiti a dissentire? a volte mi chiedo se non siano effetti delle droghe leggere, tuttavia ti spiattello la mia classifica: le risate smodate di Eddy Murphy; i sorrisoni fuori contesto di Belen; il sarcasmo ripetitivo della Gialappa’s band. è una chiave di lettura, tra le molte possibili, di una fenomenologia che davvero m’inquieta. sapevo del gulag rosèe, ma ignoravo tali “effetti speciali”

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