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Morra Story


Rassegna Stampa


Nicola Morra, il peggio del peggio
Il senatore grillino attacca la defunta Santelli e disonora le istituzioni.

Michel Dessì – Dom, 22/11/2020 – 08:16
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Nicola Morra è il peggio! Il peggio del peggio. Non solo della settimana, ma anche della politica.

Le sue parole pesanti come un macigno, affilate come una spada hanno colpito il cuore di tutti. Lacerandolo. Parole insensate, piene di supponenza, arroganza. Piene di rabbia. Livore. Parole che hanno offeso migliaia di malati oncologici che, nonostante la bestia maledetta li divori e li consumi, lottano. Con coraggio, con fatica. Tutti i santi giorni che il buon Dio gli dona sulla Terra. Vivono.

Nicola Morra è il nulla. Nicola Morra non è. Si adatta come acqua corrente in una strada di campagna in discesa. Si accosta ai lati, scorre in silenzio. Non da fastidio. A nessuno. Nemmeno alla mafia. È lì, e scopri della sua esistenza solo quando apre la bocca per attaccare e offendere la memoria di Jole Santelli. Senza pudore. Senza ritegno. Senza alcuna vergogna.

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Sull’arresto di Domenico Tallini, presidente del Consiglio Regionale della Calabria ha detto a radio Capital: “È la dimostrazione che ogni popolo ha la classe politica che si merita” e fino a qui come dargli torto? Ma poi, in preda al suo egocentrismo, alla sua sete di apparire ha detto: “Sarò politicamente scorretto. Era noto a tutti che la presidente della Calabria fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’è un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso.”

Nicola Morra presiede una delle commissioni più importanti, quella dell’Antimafia. E, dall’alto del suo ruolo ha iniziato la squallida campagna elettorale. Peccato, però, che le sue azioni non sono degne di nota. È un contenitore sterile, fatto di luoghi comuni e frasi fatte. Pescate chissà da quale manuale dell’anti ‘ndrangheta. Morra è un professore senza una storia. Non ha nessuna eredità politica e provenienza. Non ha faticato per arrivare al Senato. Per occupare quella poltrona. È stato chiamato. Sorteggiato da un Movimento impaludato. Minimo sforzo, minima resa. È come se Nicola Morra avesse vinto con un gratta e vinci da un euro e cinquanta centesimi. Ma senza aver nemmeno grattato. Si difende Morra, cerca, inutilmente, di arrampicarsi sugli specchi. Rompendoli. La rai lo censura e blocca la sua partecipazione a Titolo Quinto. Peccato, avrebbe avuto una buona occasione per chiedere scusa e dimettersi.

Elisabetta Casellati lo condanna: “È una frase grave che disonora le istituzioni. Perché infanga la memoria di Jole Santelli ritenuta colpevole di essere stata malata; perché discrimina senza umanità i malati specie quelli oncologici; perché delegittima la libera scelta degli elettori, perché offende i calabresi come fossero tutti delinquenti”. Ma lui non ci pensa a lasciare il posto. Insieme al gratta e vinci ha ottenuto anche la colla. E non parliamo della vinavil. Ha vinto una colla potente, utile per rimanere attaccato alla poltrona. Morra è il segnale d’allarme che ci dice che la politica non c’è più. Dopo di lui rimane solo l’acqua, che continua a scorrere nel silenzio. Nell’indifferenza.

Tratto da “Il Giornalehttps://www.ilgiornale.it/news/politica/nicola-morra-peggio-peggio-1904818.html

Morra querelato dalla Lega ora fa la vittima antimafia

Il grillino delira: “Vengo attaccato perché do fastidio alla criminalità”. E sul no Rai molti dei suoi lo difendono

Prima il Morra da censurare, poi quello censurato dalla Rai che veste i panni della vittima, chiedendo conto ai vertici di viale Mazzini del perché al figlio di Riina sia stato concesso quel passaggio in tv che a lui è stato negato.

E aggiunge altra benzina sul fuoco, sostenendo che la sua «delegittimazione» è parte di una strategia riservata a chi «dia fastidio» alla mafia. Quanto è bastato a Salvini per partire all’attacco: «Secondo Morra ha detto ieri il leader del Carroccio – chi ha chiesto le sue dimissioni sarebbe amico della mafia. A nome di milioni di italiani perbene querelo questo cretino».

Prosegue insomma sempre su toni sopra le righe la polemica per le affermazioni del presidente della Commissione antimafia Nicola Morra sugli elettori calabresi e sulla malattia della governatrice Jole Santelli, scomparsa poco più di un mese fa. E la bagarre intorno al senatore a Cinque stelle adesso si arricchisce di nuovi elementi, dopo la decisione della Rai di fermare all’ultimo minuto la partecipazione del politico pentastellato, venerdì sera, alla puntata di Titolo V, su RaiTre. E così se a caldo quelle frasi avevano sollevato un polverone trasversale, spingendo tanti a censurare il suo comportamento e a chiederne le dimissioni, e persino il «suo» M5s a prendere le distanze dal proprio esponente, ieri a finire nel mirino per la decisione di non far entrare in studio Morra invitato tre giorni prima, già negli uffici Rai di Napoli, microfonato e in attesa di collegarsi è stata proprio la tv di Stato. Che, di fronte alle accuse di censura, si è difesa con una nota, spiegando che di fronte alle polemiche di venerdì, «pur nella consapevolezza della difficoltà di prendere una decisione che sarebbe stata comunque controversa, ha preferito adottare una linea di massima prudenza e tutela ed evitare di alimentare le molte polemiche che si stavano sviluppando su un tema così complesso». Viale Mazzini stigmatizza poi «le modalità con le quali è stata comunicata questa decisione» dallo stesso Morra, assicurando che lo stesso avrà «altre opportunità» in Rai «per esprimere il suo punto di vista», ma ormai la stura al nuovo capitolo è stata data. E stavolta anche molti esponenti a Cinque stelle dalla senatrice Laura Bottici al deputato calabrese Giuseppe D’Ippolito – si schierano con Morra, e pure il segretario della commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi di Italia Viva, spiega di «non schierarsi con Morra ma con il giornalismo e con la libertà di informazione». Anche i vertici di Fnsi e Usigrai, pur provando «il più profondo disgusto» per le parole di Morra sulla Santelli, definiscono «un errore, nei modi, nei tempi e nel merito» la decisione di viale Mazzini. Così lo stesso Morra, che due giorni fa si era scusato (seppur in modo controverso), ieri a Omnibus, su La7, riguardo alla sua esclusione da Titolo V la mette giù leggera: «Quando dai fastidio alla mafia – dice – vieni infangato». A quel punto Salvini, come detto, annuncia querela, la Lega e Fratelli d’Italia annunciano che diserteranno i lavori in antimafia finché sarà il senatore M5s a presiederla, e pure il vicepresidente di Fi Antonio Tajani taglia corto: Morra «non può occupare quell’incarico» perché «continua a offendere la memoria di Jole Santelli e quella di tutti i malati che non dovrebbero svolgere ruoli elettivi».

3 Comments

  1. FRANCO ANTONIO TRAPANI

    Grande Kranic. Cu spacchi è chistu?

  2. E pecché?…Pecché…ndrínghete ndrá,
    ‘mmiez’ô mare nu scoglio nce sta…
    tutte vènono a bevere ccá
    pecché…ndrínghete, ndrínghete, ndrá!

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