Racconti fantastici

25 Luglio 12a e penultima puntata

12ª puntata
A Milano nel frattempo il CLNG, si riunì in tutta fretta. Fu analizzata la situazione.
Dalle informazioni ricevute si venne a sapere che Berlusconi si trovava lungo la strada
che da Como, costeggiando il Lago, lo avrebbe portato in Valtellina. Il comando seppe
anche che nei pressi di Dongo, una ventina di partigiani giudici, cancellieri e
leonkavallini era riuscitaa bloccare il passaggio.
Fu deciso di spedire nella zona un uomo fidato con il compito di eliminare il “despota”
e tutti i membri del suo governo senza processo. Il Maresciallo Finoglio dette il suo
“placet” all’operazione.
La capitale lombarda “liberata”, viveva intanto momenti di isterica euforia. Nelle ore
successive alla“liberazione” vennero organizzate feste, balli e orge a base di droghe
e alcol; bande di extracomunitari si dedicarono a saccheggi e a distruzioni, mentre i
leonkavallini si dedicarono agli espropri proletari..Il cardinale Tettamanzi in preda a
un delirio ecumenico consegnò il Duomo all’Iman di viale Jenner affinché lo storico edificio
di culto cristiano fosse trasformato in una moschea.La città fu affidata al giudice Davigo
che dette inizio alla caccia al leghista e al forzista. San Vittore fu sgomberata dai
delinquenti e riempita con prigionieri politici.
Finoglio la sera riunì le nuove autorità della città. A loro dettò le linee guida per le
prossime ore: chiudere la partita con le forze Verdi-Azzurre; eliminare il “despota” e tutti
i suoi accoliti; «… tutto questo va fatto prima che ci giunga addosso l’inferno…»
I rappresentanti antiberlusconiani del CLNG lo guardarono sorpresi.
«Sì compagni. Purtroppo sono latore di brutte notizie. Un esercito russo-tedesco proveniente
dal Brennero e da Est sta avanzando con poderose forze corazzate attraverso la pianura
friulana. Abbiamodeciso di inchiodarli sul Piave! Ho fatto inviare i
giovani africani della “Generazione Balotelli”; tre gloriose divisioni di “nuovi italiani”
comandate dall’eroico generale Roberto Saviano …»
Proprio in quel momento giunse una telefonata.
Era il generale Saviano che annunciava, terrorizzato, che la linea del Piave era stata
sfondata e che lui stava fuggendo a rotta di collo verso Milano.
La notizia piombò come un macigno nella riunione. Un brivido percorse gli astanti.
Finoglio gelido e impassibile, ordinò, di passare al piano operativo: cioè quello di eliminare
Berlusconi e i suoi non appena fossero caduti nelle mani dei partigiani.
«Ho l’uomo che fa per noi!» disse Bocchino livido in volto. «Diamo questo incarico al
“Colonnello” Pisapippa!»
«Il capo dei leonkavallini?» chiese il rappresentante della sinistra.
«Sì, lui.. È l’unico in grado di portare a termine questa operazione…» disse Finoglio.
«Chiamatelo!»
Tutti convennero sulla la scelta.

13ª puntata

Dongo.
La sparatoria durò a lungo. I partigiani aumentarono di numero. La situazione divenne insostenibile.
Berlusconi bloccato sulla strada, fu preso dallo scoramento. Bondi e la misteriosa ragazza che
accompagnava il Capo tentarono di sollevarlo.
«Siamo in trappola!» continuò a ripetere.
Sul luogo degli scontri arrivò Calderoli che propose di trattare con i partigiani. Il Capo dette
il suo consenso.
La trattativa andò per le lunghe, ma al termine, fu convenuto che sarebbero passate verso nord
solo le Camicie Verdi. Gli altri no.
L’ex ministro leghista riferì a Berlusconi e gli propose un’escamotage.
«Silvio: indossa la divisa delle camicie verdi. Ti metterai in un camion dei nostri e così passerai
indenne…»
Anche Bondi lo spinse ad accettare la proposta.
La stessa cosa propose Alfred a Michela. Le raccolse i lunghi capelli rossi e li coprì con il basco
verde con il teschio. Poi le fece indossare una divisa mimetica.
La donna non si oppose. Quell’uomo rischiava di
nuovo la vita per lei. Quando ebbe finito di vestirla, lo baciò furtivamente.
«Grazie per quello che fate per me!»
Alfred le sorrise, prendendole la mano.
Gli altri ministri avrebbero atteso il grosso delle truppe azzurre in arrivo da Como.
Bondi e gli altri salutarono il loro leader, commossi.
Il corteo delle camicie verdi si mosse. I posti di blocco furono tolti. Il viaggio continuò tranquillo
fino a Dongo. Qui, alcuni giudici e alcuni partigiani, arrivati da poco con dei motoscafi veloci
dalla riva opposta del lago, bloccarono il convoglio.
Calderoli riconobbe fra questi il “colonnello” Pisapippa con una cinquantina di partigiani potentemente
armati.
«Che diavolo ci fa qui?!» si chiese scendendo dal camion.
«Abbiamo il permesso di passaggio per la Valtellina, firmato dal CLNG della zona.»
Il “colonnello” guardò il documento infastidito.
«Certo… Passerete, ma prima vogliamo controllare che non abbiate a bordo qualche pezzo grosso
azzurro…» disse, sfoderando un sorrisetto inquietante.

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