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Coronavirus: emergenza nazionale a sinistra.

Intanto due infetti a Roma. Se il coronavirus malauguratamente dovesse diffondersi, fra le conseguenze disastrose facilmente intuibili, ce ne sarebbe una positiva, ma dirimente per l’ideologia buonista: l’inizio della fine della narrazione fiabesca con le quale per decenni la sinistra laica e pretesca ci ha riempito la testa con slogan-mantra quali : accoglienza, integrazione, #restiamoumani, refugees welcome etc etc. e l’epilogo tragicomico di tutti quei movimenti politici globalisti de sinistra che hanno predicato e predicano in nome e per conto del turbocapitalismo la fine degli stati, l’abolizione dei confini e la libera circolazione degli uomini (quella delle merci e dei capitali per questi radical-chic è sottintesa). I primi segnali di questa inversione di tendenza si possono già cogliere nei talk show buonisti: disagio e imbarazzo nel trattare il tema, il tentativo affannoso di separare l’epidemia da ogni riferimento etnico etc.

Diciamo che a tutt’oggi ancora il baraccone buonista, pur scricchiolando sinistramente, regge. In fondo il coronavirus è roba dei cinesi che, nella graduatoria degli antirazzisti, figurano all’ultimo posto nella lista dei popoli invasori da proteggere; ma se il coronavirus dovesse sbarcare in forze da un gommone o peggio ancora da una nave ONG, con profughi provenienti dall’Africa, sarebbe la fine della favola del Mondo Buono.

11 Comments

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