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La Gioiosa Macchina da Guerra.

In principio fu il complesso politico-militare-partigiano del PCI. Questo funzionò perfettamente fino agli anni 60/70. Aveva il controllo capillare delle città e delle campagne. A tenere buoni gli emiliano-romagnoli e non solo loro, c’era ancora la polizia partigiana o la Volante Rossa. Gente che sparava e non scherzava. Non si muoveva foglia senza che il Partito non lo sapesse. Con il ’68 e gli anni di piombo le cose mutarono, ma non di tanto. Il controllo sistematico rimase lo stesso. Con la caduta del Muro si procedette ad un restyling passando dall’apparato politico-militare-partigiano alla cosiddetta Gioiosa Macchina da Guerra. Questa nuova struttura alla sua prima uscita non funzionò alla perfezione, tant’è che fu sconfitta dal complesso mediatico-televisivo della Fininvest di Berlusconi. Dopo questo stop, fu calibrata ed oliata a dovere. Iniziò così a mietere i primi successi. L’apporto di esperti piloti ex-democristiani-cattocomunisti e laico-massoni sfuggiti alle retate di Tangentopoli, la rese quasi imbattibile. Agli inizi del nuovo millennio fu messa in disparte. Si pensò che non ci fosse più bisogno di strumenti così vetusti. Fu destinata al Museo della Civiltà Comunista, ma in occasione della “Madre di tutte le Elezioni” quelle svoltesi recentissimamente in Emilia Romagna, pur di evitare l’Onda Verde che stava minacciando pericolosamente il Sistema piddin-cooperativistico-clientelare, fu riesumata. Non più chiamata la “Gioiosa Macchina da Guerra” ma la “Gioiosa Macchina dell’Amore” Alla sua testa e ai suoi fianchi furono schierate le Sardine una geniale invenzione del think tank prodian-sorosiano bolognese. Un mix micidiale che ha fatto sì che il Sistema vincesse alla grande. Non più scontri frontali, ma continui inseguimenti e agguati in stile partigiano alle armate salviniane. Alla fine le truppe verdi, pressate da vicino e senza tregua dalla Macchina Gioiosa dell’Amore e dalle Sardine, sono state sbaragliate e rispedite oltre il Po. Il Bollettino della Vittoria piddino recita orgoglioso: “I resti di quello che fu uno dei più potenti partiti d’Italia risalgono in disordine e senza speranza il Po, che avevano avevano attraversato con orgogliosa sicurezza.” Bologna è salva! Le Coop pure.

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