Racconti fantastici

La Compagnia dell’Imperatore 7

Al termine si udì uno scatto. La pesante porta diferro si aprì. Franz K. avvicinò un candelabro e
afferrò una grossa cartella in pelle rossa. Dentro vi era un libro, simile a quelli contabili.
Il comandante del gruppo lo aprì: vi erano le liste con i nomi di migliaia di cospiratori.
«Al lavoro!» disse. Sulla scrivania, al lume di candela, a turno gli uomini si sarebbero
impegnati a trascrivere i nomi e indirizzi. Uno avrebbe dettato, l’altro avrebbe scritto.
Klaus aveva calcolato che per trascrivere il contenuto, ci sarebbero volute una decina di ore.
«Abbiamo tutto il tempo che vogliamo» disse Half. Ludwig, intanto, curiosando e frugando nella
cassaforte, trovò, nella parte inferiore un libro in pelle nera. Lo iniziò a leggere poi esclamò:
«Questa è una bomba!» «Di cosa parli, Ludwig?» chiese Lukas. «Di questo libro! Si intitola I Protocolli
dei Soavi Maestri Venerabili del Tempio… Si dicono cose incredibili e si preannunciano le guerre e le strategie
della Rivoluzione. Pare un romanzo!» «Copiatelo!» ordinò Max. «Può benissimo non essere un romanzo.»
Half, si mise ad un altra scrivania e iniziò a scrivere, mentre Franjo dettava. La mattina, dopo una decina
di ore di intensa scrittura, gli “amanuensi” terminarono il loro lavoro. Riposero i libri che avevano
copiato nella cassaforte e la richiusero. Uscendo arraffarono dell’argen teria, per far credere ad
una incursione di ladri e, avvolti in una fitta nebbia, raggiunsero le carrozze che Wolf e Lanzichenecco
avevano nascosto in una cascina abbandonata nei pressi della villa.

Il traditore

La Compagnia tornò a Milano con i documenti importantissimi che avevano copiato nella villa di
Bruscoloni. I fogli manoscritti furono consegnati a Wolf, affinché, dopo averne fatto un’altra
copia per Franz K e i suoi uomini, fossero inoltrati al colonnello Nowotny a Vienna.
Wolf dette l’incarico a un suo uomo: Nebbius. Franz K. chiese se era fidato. Il capo dei controrivoluzionari
garantì sulla sua fedeltà e sul suo amore
verso l’Impero. Verso la fine di Marzo, Wolf riconsegnò, nella villa che serviva da punto d’incontro
con la Compagnia, il plico chiuso con un nastro azzurro, che Nebbius aveva copiato.
Ludwig lo aprì, cominciò a sfogliarlo e: «Maledizione! È bianco! È completamente vuoto!» urlò.
Wolf sbiancò in volto: «Ma cosa stai dicendo?!
Non è possibile?!»
Il libro con la lista e il libro dei Protocolli dei Soavi Maestri Venerabili del Tempio era composto solo
da pagine bianche.
«Maledetto Nebbius! Ci ha traditi!» ringhiò pazzo di rabbia Wolf.
«È partito per Vienna?» chiese Markus.
«Sì, due settimane fa. Così mi aveva detto. Anzi dovrebbe essere già tornato…»
«Hamer!» chiamò Franz K. «Telegrafa al Capo in codice e chiedigli se è arrivato il “corriere” con la merce.»
Il giovane si recò in una stanza della villa dove vi era il terminale del telegrafo e mandò il messaggio
a Vienna. Dopo qualche minuto, ricevette la risposta, negativa.
Hamer comparve sulla soglia sconsolato e dette la conferma del tradimento: «A Vienna non è
arrivato nessuno…»
«Wolf, tu rimani nascosto qui. Probabilmente Nebbius avrà fatto i nomi dei nostri camerati a
Calderolo. A quest’ora saranno stati tutti arrestati. Mi auguro solo che tu non abbia fatto i nostri nomi al
traditore, altrimenti saremo finiti.» Wolf assicurò il Comandante di non aver mai fatto cenno ad
alcuno, men che meno al traditore.

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