Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro 24a Puntata

Totila e Max ebbero il privilegio di poter parlare con Agnetha e Frida.
Tutti i combattenti della Base, alla notizia della loro impresa e del loro ritorno avevano
brindato.Frida disse che erano orgogliose della Compagnia. Totila e Max salutarono le ragazze
Il dovere le chiamava. Stavano per tornare in battaglia. Il loro reparto d’assalto doveva ripulire
un quartiere di Stoccolma dove si erano asserragliati randagi, ibridi, rinnegati e miliziani della MuMi.
“Fateli a pezzi!” disse Max.
“Contaci!” gli rispose la giovane guerriera.
Si salutarono dicendosi reciprocamente che sentivano la mancanza gli uni delle altre e come
fanno gli innamorati si giurarono eterno amore. Ma la guerra era all’inizio e le loro strade
sarebbero state divise ancora per lungo tempo.

Gli etno vennero poi a conoscenza, durante la riunione dello Stato Maggiore,che mentre
erano in navigazione verso l’Europa, approfittando della totale cecità dei sistemi di rilevamento satellitare
e radaristico dei Multietnici, era partita l’ Operazione Ragnarok.
20 Topol a testate multiple avevano annichilito le maggiori città americane.
“E’ stato il colpo di grazia alla Repubblica Mondiale…” disse il Generale Gustavsson.
“Ma non illudiamoci. La Bestia è ferita mortalmente, ma non è ancora morta…Di fronte a noi
ci sono ancora milioni di miliziani sbandati, senza più una guida, ma pur sempre una forza ancora
temibile. Noi in primavera avremo un milione di uomini e donne in armi.Ma fino ad allora,
non rinunceremo a morderli alle caviglie. Non dovremo dare loro tregua!”
Dopo i festeggiamenti, il Comandante Supremo disse agli eroi del Monte Mitchell, che a giorni
sarebbero partiti per far parte della costituenda Brigata “Hoenstaufen“, in preparazione
nei pressi di Helsinki.
“In primavera”, disse il generale, “daremo inizio all’offensiva finale. In Autunno l’Europa dovrà
essere liberata dalla peste mondialista!”

Per esigenze di economia narrativa procederemo ora per sommi capi riguardo a quella che chiamata la
“Reconquista”.
Il 1° Marzo la Compagnia Ferro prese il comando della brigata”Hoenstaufen
formata da giovani volontari provenienti dal nord europa.
Il 10 Marzo la brigata, giunta sulla linea di combattimento sfondava le linee multietniche e puntava
su Danzica che liberava il 12. Poi l’unità attraversò l’Oder-Neisse proseguendo la sua cavalcata verso
la Sassonia, liberando Lipsia 20 Marzo. Qui si unì con un’altra grande unità: la 13a Brigata “Kutusov“.
Il 25 di Marzo le due brigate , attraversando regioni parzialmente occupate dai Werwolfe, liberavano
Norimberga. In questa città i comandanti etno, vale a dire la Compagnia, istituirono, motu proprio,
ma poi la decisione venne ratificata dal Governo Provvisorio, il Tribunale dei Popoli, che sarebbe
diventato famoso dopo la guerra per i processi a carico dei nemici dei popoli europei e per punire
i loro crimini.
Il 30 Marzo il III° Corpo d’armata (alle due brigate si era unita una nuova Brigata, la
14a “Wehrwolfe” costituita da ex-resistenti), dopo aspri combattimenti con reparti della Psicopol e reparti
della famigerata divisione mondialista 666 Shaytan, entrava a Monaco, liberando di fatto tutta la Baviera.
Nel frattempo la resistenza sud-tirolese guidata da Maria K. aveva tagliato la più grande via di
comunicazione fra nord e sud: la ferrovia e l’autostrada del Brennero. Ormai la Brigata di Montagna
Andreas Hofer” controllava la valle dell’Isarco. Una massa di miliziani ibridi, randagi, rinnegati e
sbandati furono chiusi in una gigantesca sacca senza via d’uscita.
In Italia del Nord, le formazioni di resistenti organizzate e comandate da Wolf ed altri
comandanti ,approfittando del caos che regnava fra i mondialisti con poche forze, liberò Brescia e
la zona del lago di Garda.
A sud, Uqbar e i suoi “briganti” dopo aver liberato migliaia di neo-borbonici e cattolici refrattari
rinchiusi nei CRM, entrarono a Napoli, catturando migliaia di multietnici e di rinnegati appartenenti
ai famigerati 99 Posse. I prigionieri furono tutti passati per le armi sul lungomare Caracciolo.
Il sangue arrossò il golfo.
Il 1° Aprile i mondialisti rinchiusi nella Sacca di Innsbruck chiesero la resa.
I prigionieri, furono condotti in grandi campi di raccolta, eccetto i randagi e rinnegati bianchi, che
furono tutti giustiziati.

Il 5 Aprile il III° Corpo Corazzato attraversò il Brennero,
accolto dall’entusiasmo della popolazione sud-tirolese e trentina.
Il 7 le avanguardie della Hoenstaufen si congiungevano a Brescia con le forze ribelli di Wolf e
due giorni dopo entravano insieme a Milano. Qui sostennero alcuni combattimenti.
11 Aprile migliaia di rinnegati, randagi e ibridi ecuadoregni-colombiani delle pandillas Mara Salvatrucha, King Latinos ed altre
che si erano barricati in una vasta area ex-industriale, trasformata a suo tempo dal Governo Mondialista
in una grande bidonville per rispondere alle esigenze estetiche dei randagi e chiamata “Leonkavallo”,
furono investiti dalle forze degli insorti. Il combattimento fu breve e crudele.
Quando le forze guidate dalla Compagnia, circondarono la zona, dalla bidonville si sentirono solo
suoni di bonghi e urla disarticolate, probabilmente danze di guerra. Poi i “leonkavallini
si presentarono sulle barricate armati in modo eterogeneo e vestiti con tute, caschi da minatore,
cappelli giamaicani o simil-boliviani, bandoliere alla Pancho Villa, scarpe da tennis, pantaloni da rapper.
Da alcuni camion con sopra altoparlanti spararono slogan e musica a tutto volume. Pareva un rave party. Una cannonata sparata
da un T-90, mise fine a tutte le loro velleità guerresche. Questa volta non avevano di fronte i poliziotti
di fine secolo; ma gente determinata a chiudere la partita con loro dopo che per decenni era stata
costretta a subire le loro vessazioni.
Gli uomini di Wolf entrarono nella lurida baraccopoli: di fronte a loro, i mondialisti fuggirono da ogni
parte in preda all’isterismo e alla follia. Molti rimasero uccisi perché travolti dai loro stessi compagni;
altri si facevano, fumando crack o ubriacandosi di birra. Sembravano mosche impazzite. Uno spettacolo penoso
che gli etno non avrebbero mai dimenticato.
Langbard, rattristato da questa vista così triste,volle mettere fine alla sofferenza di questa umanità
ormai perduta e dette ordine ai cannoni del suo battaglione di carri di fare fuoco.
Migliaia di cadaveri di multietnici giacquero sul terreno per giorni. L’area fu in seguito spianata e
coperta con terra trasportata da camion. Sopra ci furono piantati migliaia di alberi, ma anche le piante
pareva non volessero vivere sopra quella terra mefitica: infatti le pianticelle morirono dopo qualche
settimana. La zona fu quindi abbandonata. Con il tempo si trasformò
in fetida palude e fu chiamata Palude del Leonka.
Ancor oggi c’è chi assicura di udire suoni di bonghi in alcune notti di luna piena.
Ad Est l’avanzata delle forze russo-svedesi fu travolgente:
il 5 Marzo fu liberata Minsk; il 10 Mosca. Alla fine del mese, le forze dell’Armata di Liberazione erano
giunte sulle sponde del Mar Nero.
Al centro, il II° Corpo Corazzato (6 brigate russo-scandinave) entravano il 10 a Varsavia.Il 20 Marzo a Praga.
Il 30 chiusero in una grande sacca a Budapest, un milioni di Multietnici.
Il 15 Aprile veniva liberata Budapest e il 30 Zagabria venne disinfestata dagli insorti. Lo stesso accadeva a
Belgrado, liberata dalla 2a Divisione Partigiana d’Assalto serba “Slobodan Milosevic”.
L’avanzata si fermò ai confini del Kosovo, presidiati oltre che dai multietnici, dai musulmani
kosovari-albanesi, dall’esercito turco.
Anche ad Ovest la marcia delle forze delle forze etno-nazionaliste , dopo aspri combattimenti, dovette
fermarsi davanti a Parigi. Milioni di multietnici, marokkos, ibridi e rinnegati, mobilitati dal
dal neonato Califfato Eurabico che aveva sostituito il GoMo di Tsirhc. La spinta
offensiva si fermò di fronte ad una muraglia umana sulla Marna e in Belgio. Le forze che si opponevano
ai mondialisti erano sproporzionate:
da una parte si calcolavano dai due ai tre milioni di multietnici, dall’altra c’erano circa centocinquantamila
insorti.
Fu per questa ragione che il Comando Supremo decise di togliere dal fronte nord-italiano e da quello
balcanico il 2° e il 3° Corpo Corazzato.
La Compagnia e la sua divisione, insieme alla Kutusov e alla Werwolfe, il 20 Aprile , giunsero sulle
rive della Marna.

La cattura di Frida e Agnetha.

La travolgente avanzata dell’Armata di Liberazione , costrinse, come abbiamo detto, il Comando
Multietnico in Francia, ad arretrare la linea del fronte fino a quasi le porte di Parigi.
Addossarono lungo la nuova linea difensiva, chiamata “Linea Mandela“, tre milioni di multietnici.
Era l’ultimo disperato tentativo di fermare le forze etnonazionaliste.
Questa muraglia umana partiva a Nord da Ostenda e proseguiva a Sud verso
Lilla-San Quintin-Fontainbleau-Nevers-Lione e terminava a Marsiglia.
Su questa linea, il Califfato e il Governo Multietnico dell’Europa Occidentale aveva schierato i resti della MuMi
sfuggiti alle battaglie dell’Europa del Nord e Centrale: turchi di Germania, marokkos, randagi,
rinnegati, tossici, gay, ibridi, rafforzati dalle temibili Milizie delle banlieues composte dai
temibili ‘Casseurs’. Tutta la racaille era riunita a difesa del caos.
Tutti questi individui erano pronti a combattere fino alla fine, perché sapevano che per loro,
in caso di disfatta, non ci sarebbe stata pietà né misericordia.
Fu dunque su questa muraglia umana armata che alla fine di Aprile si esaurì la spinta offensiva
che aveva viaggiato sulle ali della vittoria delle Ardenne.
Il Comando dell’Armata di Liberazione decise, quindi , di rafforzare le posizioni e di inviare
nuove truppe. L’offensiva finale sarebbe scivolata di un mese.
Fu durante questi giorni di stasi che la Compagnia Ferro decise di fare una visita a
sorpresa al comando del 500° Battaglione d’Assalto svedese, quello delle ragazze, che si trovava a
Fontenay-Tresigny, ad una ventina di km dalle loro posizioni
Doveva essere una sorpresa; ma quando giunsero nella villa dove era installato il Comando di Battaglione,
la sorpresa la ebbero loro.
Notarono una certa concitazione. Un soldato, dopo averli salutati, scattando sugli attenti,
li condusse dal colonnello Fredriksson, comandante dell’unità.
Il maggiore li accolse con gioia ; ma disse loro che erano capitati in un momento non felice: la 3a
Compagnia d’Assalto (quella di Frida e Agnetha), uscita per un’azione tattica, da cinque ore non dava
più notizie di sé..
“Temiamo che la 3a d’Assalto, sia caduta in un’imboscata…L’ultimo messaggio è stato: “siamo circondati!!!!…
Poi il silenzio. Mi spiace, camerati…”
Gli etno si guardarono preoccupati e scossi.Totila e Max impallidirono. La notizia fu per loro
un’autentica mazzata. Il pensiero che le ragazze fossero cadute nelle mani dei multietnici, li rese furenti.
Poi Der disse: ” Non preoccupatevi! So io come fare a sapere cosa è successo. Usciamo in pattuglia.
Catturiamo qualche bastardo multietnico e lo facciamo cantare. Voglio Ken, Soviet e Green con me. Voi” disse
indicando Max e Totila, “rimarrete qui. Siete troppo agitati. E l’agitazione non è amica di un combattente.
Fra un’ora saremo di ritorno!”
Max assentì, del resto non poteva fare altro. Quando Der si metteva in testa una cosa, non c’era verso
di togliergliela.
I quattro etno scivolarono fuori dalla trincea. Una leggera nebbiolina li nascose al nemico posto a
qualche centinaio di metri. Penetrarono in un bosco e scomparvero alla vista di Max e degli altri che
cercarono di seguirli con i binocoli.
Dopo un’ora, il resto della Compagnia vide tornare i quattro etno. Stavano trascinando due individui.
” Che demoni!”, esclamò Max. “Non si sono accontentati di due scalzacani. Hanno catturato due capi.
Guardate! uno ha la bandana rossa. L’altro è un randagio con la stella rossa sul berretto.
Der saltò nella trincea insieme a Soviet, Ken e Green, scaraventando giù in malo modo i due prigionieri.
Quindi li condusse in un rifugio.
I due multietnici, dopo un’iniziale fase di reticenza, furono convinti da Der a parlare.
Lo fecero come due torrenti in piena.
Dissero che la mattina avevano catturato vivi una ventina di assaltatori, fra cui, cinque di donne.
Come da ordini ricevuti da Parigi, li avevano caricati su tre camion e condotti nella capitale:
alla Conciergerie.
“Alla Conciergerie?!”, chiese stupito Larth. “Ma è il vecchio carcere della Rivoluzione Francese…”.
Il capo multietnico assentì, e disse che lì, venivano rinchiusi tutti i refrattari e devianti che durante
il fine settimana, sarebbero stati ghigliottinati per la Festa della Libertà, della Pace e dell’Amore.
“Ghigliottinati??!!” esclamò Guelfo. “ma che diavolo significa?!”
“Ma cosa stai dicendo, bastardo mondialista??!!”?!” , intervenne Soviet passando la lama del suo pugnale
sotto la gola del capo multietnico.
“Ogni sabato”, disse il prigioniero, balbettando, “in Place de la Concorde, dove è stata issata una
ghigliottina, dalla mattina alla sera, fra balli e musica rap, crack e alcool, ci sono le esecuzioni
pubbliche dei devianti e dei prigionieri controrivoluzionari, in genere francesi bianchi…”.
Gli etno si guardarono increduli.
L’uomo proseguì, dicendo che i prigionieri venivano portati dalla Conciergerie su dei carretti,
fra due ali di folla fatta affluire dalle banlieues e dalle baraccopoli, eccitata ed urlante, fino alla
ghigliottina e poi giustiziati uno ad uno di fronte a Robespierre, Marat e Danton.
“Bastardo!”, urlò Guelfo Nero. “Ti stai prendendo gioco di noi?! Cosa c’entrano quei démoni sputati
dagli inferi della Rivoluzione Francese??!!”
L’uomo giurò e spergiurò su Satana che quello che diceva era la pura verità, e aggiunse che quelli
erano solo soprannomi che i triumviri del Comitato di Salute Pubblica si erano dati. “In realtà”, disse,
” Robespierre è un vecchio filosofo, Marat un marokkos e Danton un ibrido ex capo dei casseurs delle banlieu.”
“Come si chiama questo filosofo?”, chiese Guelfo Nero.
“”Non lo so: noi lo chiamiamo la ‘zittella‘ per via di una frangetta e i capelli a caschetto.
Dicono che abbia fatto il mitico ’68…Tutti e tre vivono nel bunker dell’Hotel de la Ville.
Alla fine dell’interrogatorio, i due multietnici furono eliminati.
“Oggi è giovedì. Dopodomani ci saranno le esecuzioni. Non abbiamo un minuto da perdere!”
disse Totila.
Vi daremo una mano, disse Larth, battendo la mano sulla spalla del camerata.” Le troveremo!”
La Compagnia si diresse a sud, verso la Foresta di Fontainbleau

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