Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro. 23a puntata

Con un balzo gli fu addosso e gli vibrò una pugnalata nel collo. Tsirhc la guardò atterrito e
sorpreso. Sibilò solo :”Maledetta tu sia!”. Poi tentando di tamponare il sangue che usciva copioso,
si portò le mani alla gola e cadde in ginocchio. Gli etno a quella scena parvero ridestarsi e
cominciarono a scaricare i mitra muniti di silenziatore sui sodali del Presidente.
Jena, riprese la scena con una videocamera digitale.
Der, Ken, Larth, Totila, Green, Halexandra e Langbard dettero a tutti il colpo di grazia.
Max e Patriota presero la valigetta che Tsirhc teneva al braccio (Der, per non perdere tempo, lo tagliò )
e che conteneva i codici per l’attacco atomico. Presero anche un’altra valigetta al braccio del
Commissario della Difesa e dell’Interno e che conteneva un PC con i segreti militari e politici
più gelosamente custoditi.
Jena scannerizzò l’iride e i polpastrelli di Tsirhc per avere la sicurezza che non si trattasse di sosia.
Infine Der, con la sua katana staccò la testa di Tsirhc e la pose sul grande tavolo. “Ora, figlio di Satana,
sei veramente morto…” sibilò.
Quando ebbero finito, Max collocò una bomba a tempo nella sala che sarebbe esplosa entro cinque minuti.
Larth, nel frattempo aveva chiamato il montacarichi. Quando giunse al livello, gli etno si precipitarono
dentro e premettero il tasto delle cucine. In quello stesso momento alla porta dell’anticamera sentirono
bussare e urlare. Evidentemente il silenzio delle segretarie e quello nella Sala Ovale del Consiglio
aveva destato dei sospetti. Arrivati al livello delle cucine uscirono come se niente fosse accaduto.
I cuochi e gli inservienti guardarono i nuovi venuti con gli occhi sbarrati.
Poi un’esplosione fortissima scosse l’ambiente. Era esplosa la bomba piazzata da Max.
La Compagnia uscì dalle cucine e si diresse di corsa verso il magazzino. C’erano dei camion.
Max salì al posto di guida di uno di essi, mentre i compagni saltarono sul cassone posteriore.
Il capo dette tutto gas e imboccò il tunnel che lo avrebbe portato verso l’uscita.
Mentre il mezzo percorreva la galleria iniziarono a suonare le sirene di allarme e a lampeggiare luci rosse.
La porta blindata all’apertura del rifugio si stava lentamente muovendo per chiudersi.
Il mezzo riuscì per un pelo ad uscire e a parcheggiare su uno spiazzo.
Fuori intanto scoppiava il caos. I miliziani cercando di respingere indietro i camion dei rifornimenti, non si accorsero degli etno che si stavano dirigendo verso l’eliporto. Qui fra gli altri sostava un enorme elicottero blu presidenziale. Patriota e Guelfo Nero
si precipitarono verso il veivolo e costrinsero il pilota, dietro la minaccia delle armi a prendere il volo.
Gli uomini e Halexandra salirono sopra. Il pilota mise il dorso della mano in uno scanner e
digitò il codice identificativo. Il mezzo si alzò e Soviet con la sua Tokarev puntata alla tempia,
ordinò al pilota di dirigersi verso Est. Poi prese i comandi. Il pilota, fu accompagnato
da Der al portellone.”Non ci servi più. Buon viaggio”, disse scaraventandolo nel vuoto.
Jena intanto dopo aver inserito i dati raccolti sul corpo di Tsirhc ed aver scaricato i file del
filmato inviò il contenuto (insieme alla parola d’ordine “Winterstorm“) al Comando della Resistenza a Turku,
con la richiesta di conferma.
Pochi secondi dopo arrivò la conferma attraverso le parole in codice “die Rosen werden geblüht! Complimenti!”
Ora al di là di ogni ragionevole dubbio c’era la conferma ufficiale che quello che avevano eliminato non
era un sosia. Era Tsirhc! Un “Hurrah!” si levò dall’elicottero che ora volava a pochi metri da terra
verso Ovest. A trecentocinquanta km vi era il luogo di raduno delle Squadre Speciali.
Tre sommergibili nucleari russi erano al largo in attesa del loro ritorno.

La Costa
Il viaggio verso il mare durò tre ore. L’elicottero volando a pochi metri da terra evitò ogni
rilevamento radar. Atterrò vicino a Cap Lookout località costiera della Virginia.
La notte gli etno entrarono in contatto con il sommergibile “Moskva”.
Si impadronirono di un peschereccio e si allontanarono verso il largo per il rendez-vous.
Alle due della notte la gigantesca mole del “Moskva” apparve di fronte a loro.
Due gommoni li raccolsero.
A bordo ricevettero gli onori del comandante Akrumov e di un picchetto d’onore.

Non appena la notizia della morte di Tsirhc ebbe raggiunto il Comando della Resistenza a Turku,
assieme ai filmati della morte del Presidente della Repubblica Mondiale e dei suoi accoliti ,
le radio e le televisioni ribelli dettero la notizia con la massima risonanza.
Sulle linee Multietniche furono lanciati manifestini con la foto di Tsirhc morto e le foto che
esaltavano l’impresa temeraria della Compagnia di Ferro.
La notizia creò nelle file nemiche, sgomento e terrore. Nonostante gli ufficiali mondialisti
cercassero di rassicurare le truppe, la mancanza di comunicazioni e ordini, causarono sbandamenti e caos .
Alcune grosse unità sottoposte ad attacchi, furono messe in fuga da deboli forze ribelli.
Il terrore stava insinuandosi e dilagando nell’Armata mondialista.
L’ordine del Comando era quello di condurre la Compagnia al Comando, con precedenza assoluta,
sana e salva.
Gli altri sottomarini avrebbero dovuto attendere, al largo, il ritorno delle altre Squadre .
Il Moskva si mise in navigazione, rotta Nord-Est, alla massima velocità.
Il sommergibile avrebbe navigato in superficie. Come spiegò il Comandante agli etno,
non sussistevano più pericoli in mare. La Flotta atlantica mondialista era stata annientata al largo
della Scandinavia e in altre due battaglie, grazie a missili Sunburn S40.
“Il governo mondialista”, disse ironicamente il Comandante Akrumov, “può contare solo su qualche peschereccio”.
Era il 30 Gennaio.
Durante la navigazione, Max ricevette un messaggio di congratulazioni personale del Presidente Vutin.
Gli etno erano attesi con ansia nella Base di Turku.
La mattina del 3 Febbraio il Moskva attraccò alla banchina della città finlandese.
La Compagnia fu accolta da un picchetto d’onore e dal Ministro della Guerra Gustavsson.
Poi con l’elicottero presidenziale fu condotta al Quartier Generale.
Qui il Presidente Vutin in persona con le massime cariche politiche e militari, consegnò loro la Croce dell’Ordine
di San Giorgio e Sant’Andrea. Televisioni e cineoperatori immortalarono la scena.
Nel pomeriggio parteciparono ad una riunione dello Stato Maggiore Unificato dell’Armata di
Liberazione Europea.
Qui seppero che anche le altre Squadre erano state recuperate ed anch’esse erano riuscite a penetrare nei
Nidi di Vipera, distruggendoli.
Purtroppo c’erano state delle perdite. Ora erano in navigazione verso la Finlandia.
Seppero anche che il fronte era stato sfondato in più parti. Stoccolma, e la notizia riempì
di gioia Totila, era stata liberata e i Multietnici erano in fuga verso sud.
Sul fronte russo le cose stavano andando ancora meglio. Le armate ribelli, con l’aiuto delle
formazioni partigiane, avevano sfondato in più punti e stavano avanzando in Bielorussia,
nei paesi Baltici e in Polonia.
Nei paesi occupati la Resistenza stava mettendo in difficoltà le linee di comunicazione globaliste.
I Werwolfe, avevano già liberato vaste zone della Germania; in Italia, le numerose squadre speciali
paracadutate vicino ai Campi di Rieducazione erano impegnate in furiosi combattimenti.
Dalle prime notizie gli etno seppero che i loro camerati a Sud, dopo aver liberato un grande campo
nei pressi di Caserta, avevano occupato la città con migliaia di insorti. Wolf, Vlassov e gli altri,
invece, il giorno prima aveva teso un agguato ad una colonna di goumiers,
annientandola, nei pressi del CRM17, liberando il campo. Lo stesso da dove veniva la Compagnia!
La notizia suscitò il loro entusiasmo.
“Il Governatore della 72a Stella degli SUM, Finis, ha decretato lo stato d’assedio…” disse Gustavsson e si era barricato nella città di Livorno, la più fedele al governo mondiale.

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