Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro. 22a puntata.

Ore 12.38
Max e gli altri nove salirono con l’ascensore al 2°livello. La porta si aprì su una vasta sala
elegantemente arredata. Era l’anticamera della Sala del Consiglio. c’erano tre scrivanie con
altrettanti computer.
“Queste sono le scrivanie delle segretarie di Tsirhc…” disse Max.
Sul pavimento ricchi tappeti orientali e alle pareti arazzi e quadri di scuola veneta, toscana e
fiamminga.
“Si tratta bene l’amico…” commento Guelfo osservando i quadri.
“Guarda! ‘La Primavera’ del Botticelli…” disse Jena.
“Sì. è stato un omaggio di Finis al Presidente del Governo Mondiale” commentò Ken.
“Si credo che centinaia di capolavori siano stati inviati al Capo dei Capi come omaggio dai
suoi camerieri europei…”
“Servi!” sibilò Soviet.
“Be’ ora occupiamoci della situazione…” disse Max.
Gli etno esplorarono l’ambiente. Controllarono anche i bagni, arricchiti con mosaici, preziosi
marmi e con rubinetteria d’oro.
Poco dopo l’ascensore si aprì. Erano i tre sabotatori rientrati dall’operazione.
“Tutto a posto!” disse Larth. “Alle 9 in punto ci sarà il black out…”
“Perfetto!” disse Max. “Ora però dobbiamo trovare un posto dove nasconderci”
“Nei bagni?” suggerì Jena.
“Naaa….E’ poco dignitoso…” disse Totila sorridendo.
Der osservò le pareti. Erano occupate da grandi armadi in legno massello di quercia.
Aprì una delle ante. Era piena di contenitori di documenti. Ne aprì altre finché, l’ultimo armadio,
vicino alla porta d’ingresso, fu trovato vuoto.
“Presto, venite qui!”
Mostrò ai camerati l’interno del mobile.
“Qui dentro ci possiamo entrare. Magari stiamo stretti, ma è l’unico posto…”
Anche gli altri convennero.
Max ripassò gli ultimi dettagli con i compagni.
“Dunque. Tsirhc e i suoi accoliti alle 9 si chiuderanno nella Sala del Consiglio.
Alle scrivanie ci saranno le tre segretarie. Probabilmente alla porta ci saranno due guardie del corpo.
Altre due all’ingresso della Sala del Consiglio, mentre altre due non so cosa cazzo faranno e dove
saranno.
Comunque Larth e Soviet si occuperanno di quelle che saranno davanti alla Sala del Consiglio;
Halexandra e Der a quelli all’ingresso Totila e Ken a quelli sul divano o in piedi;
Jena, Guelfo e Patriota si occuperanno delle segretarie; Der ed io saremo di riserva…D’accordo?
sempre che Tsirhc sia qui e non in un altro Nido…”
“D’accordo!” fu la risposta dei compagni.
“Bene. Ora sono le tre del mattino. Fra tre ore entreremo nel nascondiglio…”
Der fece nel legno dell’anta un forellino e ci introdusse una micro telecamera a fibra ottica che
inserì nel palmare.
Si chiuse dentro e osservò i compagni. La visuale era perfetta.

Intorno alle 7 del mattino Der vide aprirsi la porta che portava nell’anticamera.
Entrarono tre donne. Una di colore e due ibride. Si sedettero alle rispettive scrivanie.
Quella che sembrava la segretaria particolare prese il telefono e comunicò con le cucine dando
alcune disposizioni. “La colazione”, disse, “dovrà essere servita alle 8.00 in punto”.
Poi aprì la grande porta di quercia. Der vide un grande tavolo con una dozzina di sedie dalle
spalliere imbottite in pelle. Poi dal montacarichi-ascensore uscirono dei camerieri che portarono
un carrello con una grande tovaglia, posate d’argento, piatti e bicchieri.
Un ‘altro carrello era carico di composizioni floreali. Gli inservienti in breve tempo apparecchiarono
la tavola e dopo aver disposto i fiori, ripresero l’ascensore. Poco dopo entrarono degli uomini:
due afro, tre ibridi, e un bianco con i capelli a rasta che controllarono la sala. Poi uscirono e attesero nell’anticamera sulla porta.

Alle 8 meno un quarto, Der vide entrare dentro una dozzina di uomini. Nel mezzo c’era Tsirhc!
Tutti si diressero verso la sala, sedendosi. Tsirhc era a capo tavola. Subito dopo dall’ascensore
iniziarono ad uscire carrelli con scaldavivande: la colazione del capo e dei suoi accoliti.
La pesante porta di quercia si chiuse. Nell’anticamera rimasero solo le sei body-guards e le segretarie.
Max fece cenno ai suoi di prepararsi. Al tre, gli etno si catapultarono nella sala. Decine di
impercettibili suoni metallici di otturatori ruppero il silenzio. Le sei guardie del corpo caddero senza
aver il tempo di rendersi conto di quanto accadeva. Anche le segretarie non ebbero il tempo di aprire
la bocca. Der e Soviet dettero il colpo di grazia a tutti. Poi presero il pesante divano e lo misero
contro la porta d’inngresso.
Max a quel punto indicò la grande porta di quercia. Gli uomini la guardarono. Era l’ultimo diaframma
fra loro e il Nemico. Jena tolse dal collo della segretaria la card di accesso. Ad un segnale di Max la
introdusse. La pesante porta si aprì.

La Compagnia si precipitò dentro, intimando ai presenti di alzarsi in piedi e mettersi le mani dietro
la nuca. Larth e Jena, con mossa fulminea staccarono i fili telefonici. Tsirhc e i suoi, osservarono stupiti e sgomenti
questi sconosciuti, materializzatisi da chissà dove, con la divisa camaleonte. La sorpresa fu totale. Riavutosi , Tsirhc, con voce suadente si rivolse
agli etno: ” Dunque ce l’avete fatta. Siete stati straordinari, valorosi… Onore a voi, figli miei…”
Poi indicandoli ai suoi Commissari, quasi volesse presentarli disse:
“Questi sono i valorosi componenti della Compagnia di Ferro, che tanta angustia e dispiacere ci hanno
arrecato… Potessimo avere Noi, al nostro fianco dei valorosi combattenti come loro!”
Poi tornando a rivolgersi verso la compagnia, proseguì:
“Ma voi ci odiate e so che siete venuti per assassinarci. Voi potete ucciderci, ma l’idea di
Fratellanza, Amore, Pace, quella no. Quella non la potrete mai uccidere. Riflettete, cari figli miei…”
Lo sguardo del capo del GM (Governo Mondiale), si era fatto luminoso e una sottile forza, quasi fosse il filo che tesse il ragno, stava avviluppando gli etno che lo stavano ascoltando in silenzio, ipnotizzati.

“Voi cari figli miei siete stati ingannati dal Male Assoluto…Se voi, miei cari figli, passerete con Noi,
vi sarà dato tutto quello che avete sempre desiderato: potere, denaro, sesso, gloria…”.
In quel momento Halexandra, che si era messa al lato del Capo, fuori dalla forza magnetica dei suoi occhi, scattò come una pantera verso l’uomo.

La Madre di tutte le Battaglie.

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