Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro 21a puntata

Durante il volo il comandante dell’aereo scese nella plancia dell’aereo.
“Ho delle buone notizie da darvi. Le comunicazioni nel campo nemico sono nel caos più totale.
La confusione regna sovrana. L’operazione Polifemo ha raggiunto i suoi obiettivi.
Ora spetta a voi il resto. Credo farà bene al vostro morale sapere che la
Grande Flotta Atlantica del GoMo composta da 10 portaerei d’attacco, in rotta
verso l’ex- Inghilterra per supportare gli sbarchi nella penisola scandinava,
è stata colata a picco un’ora fa da missili Sunburn SS40.
Se ne sono accorti quando gli avevano già addosso. Ma ora veniamo a noi.
Fra due ore saremo sull’obiettivo. Stiamo volando a 900 km orari ad un’altezza di 8.000 metri.
Scenderemo a 3.500 metri quando saremo sopra il punto di lancio
ad una velocità di 350 km orari. 10 minuti prima sarete avvertiti dalla luce arancione.
Quando lampeggerà la luce verde, vi lancerete a tre per volta dal vano bombe.
Vi auguro buona fortuna!”. Strinse la mano agli etno e risalì nella cabina di pilotaggio.
Max controllò l’orologio. “Ancora due ore!”


La luce arancione avvertì che il punto d’arrivo era vicino.
Gli uomini controllarono che l’equipaggiamento e i paracadute fossero a posto.
La luce verde iniziò a lampeggiare e il grande portellone posteriore si aprì.
gli etno si gettarono nell’oscurità e verso il loro destino.

A terra!

La Compagnia di Ferro prese terra in un grande campo di mais coperto di neve.
Raccolsero i paracadute e li seppellirono. Il lancio era stato perfetto.
Max fece il punto geografico con il suo rilevatore GPS. Erano ad una quindicina di km
dal monte Mitchell.
“In marcia!” ordinò Max.
In fila indiana il gruppo iniziò il cammino che lo avrebbe portato verso il Nido di Vipera 12.
Max controllò l’orologio, con il nuovo fuso orario.
“Sono le 20. Abbiamo quattro ore di tempo…”
Alle 23 giunsero ad un sentiero che portava nelle vicinanze della Zona Proibita.
A mezzanotte, camminando nell’oscurità, ai margini di un bosco si trovarono davanti a un reticolato.
“Questo fa parte del primo anello di sicurezza…” disse Der.
Gli etno lo costeggiarono fino alle vicinanze della strada che conduceva al Nido.
C’era un posto di blocco. Si nascosero dietro alcuni alberi e osservarono il movimento degli
automezzi. Alcuni di questi in fila attendevano di entrare. Max e Der, notarono che i controlli erano
sommari. Ai conducenti venivano chiesti solo i documenti.
Erano evidentemente autisti abituali e conosciuti . Dopotutto trasportavano solo alimenti.
In quel momento arrivarono tre camion-frigo che si misero in coda.
” Dobbiamo entrare in uno di questi!…Andiamo!”, disse Patriota.
“Ecco il nostro lasciapassare!” aggiunse Guelfo.
Gli etno scivolarono in silenzio lungo una discesa nevosa fino nelle vicinanze dell’ultimo veicolo.
Larth aprì il portellone, poi fece cenno ai camerati di entrare.
Appesi alle pareti, quarti di manzo. Si strinsero e attesero che il camion si muovesse.
Dopo una decina di minuti, il veicolo si mise in marcia. Sentirono l’autista scherzare con i miliziani
del posto di controllo. Era fatta. Il primo ostacolo era stato superato!
Der aprì leggermente il portellone posteriore e vide che stavano percorrendo un lungo tunnel illuminato.
Poi, il veicolo girò a destra e imboccò un altro tunnel.
Una freccia indicò che si avviando verso il magazzino-viveri.
Si aprì una grande saracinesca e i mezzi entrarono dentro, parcheggiando vicino ad una parete.
Der vide che alcuni uomini con dei carrelli erano occupati a scaricare delle casse di cibo, radunandole
contro la parete rocciosa. Fra poco sarebbero venuti a trasportare la carne nei frigo.
“Dobbiamo uscire ora!” Ad un suo cenno, Halexandra e gli uomini della Compagnia , sgattaiolarono fuori
strisciando sotto i pesanti mezzi e nascondendosi dietro una scaffalatura, piena sacchi di cereali.
“Se questo è il magazzino-viveri, ci sarà una dispensa; se c’è una dispensa ci sarà una cucina,
quindi siamo nel posto giusto…” , disse Green.
“Hai fame per caso?” gli chiese Halexandra.
“Spiritosa…”, rispose l’etno con un sorriso tirato.
Gli etno, rimpiattati fra la parete rocciosa e i sacchi attesero che le operazioni di facchinaggio
fossero concluse. Poi, protetti dagli enormi scaffali pieni di ogni ben di Dio si avvicinarono,
facendo attenzione alle telecamere sulle pareti, verso il Terminale. Una telecamera era proprio sopra il quadrante elettronico.
Max e Der calcolarono che c’erano sì e no una ventina di cm di “angolo morto”.
Con molta attenzione, strisciando contro la parete e usando il braccio, sarebbe stato
possibile piazzare la microtelecamera sopra la tastiera alfanumerica.
Fu incaricato Jena. L’etno, con un balzo si portò sulla parete, schiacciandosi il più
possibile contro di essa. Prese la microtelecamera e allungando il braccio la sistemò
sulla parte superiore. L’apparecchio, sottilissimo aderì alla parete metallica.
Fece un cenno con il pollice e ritornò su i suoi passi. Der accese il palmare. Il quadro del terminale
apparve sullo schermo.
“Ottimo! Ora attendiamo che qualcuno della sicurezza lo attivi…

Ore 0.51
Non dovettero attendere molto. Era ormai l’ora della chiusura del magazzino e delle cucine.
Gli addetti uscirono dai locali e si diressero verso l’uscita. Poi fu la volta dei miliziani della MuMi.
Ultimo fu un ufficiale che si avvicinò al terminale. Introdusse la sua card e digitò il numero alfanumerico
della pass.
Sullo schermo del palmare di Jena apparve la scena.
“Ci siamo!” disse trionfante. Attesero che l’ufficiale fosse uscito. Il magazzino cadde nella penombra
illuminato solo da tenui luci violette.
“Ora siamo soli!” disse Der.
Jena digitò i numeri e le lettere del codice di accesso sul suo computer.
Sullo schermo apparve la pagina del Sistema di Controllo e Sicurezza.
Cercò l’archivio e scaricò nella memoria la registrazione notturna del giorno precedente.
“Questa e fatta!” disse ai compagni assiepati intorno a lui.
“Ora devo riversarla nei circuiti di sicurezza facendo combaciare gli orari…”
“Sono tre minuti alle una…” disse Der.
“Perfetto alle una partirà la registrazione!”
Der fece il count down. “Cinque-quattro-tre-due-uno…”
Jena cliccò su “invio“.
Da quel momento nella sala di controllo della Mumi, non apparvero le immagini in diretta,
ma quelle della notte precedente.
“Ora potremmo organizzare anche una festa da ballo, nel centro di monitoraggio non se ne
accorgerebbero!” disse Jena, trionfante. Poi clonò la card dell’ufficiale della Mumi,
consegnandola a Larth.
“Ora possiamo entrare nelle cucine!”
L’etno introdusse la card nella fessura e la porta blindata si aprì.
“L’operazione ‘Apriti Sesamo‘ è riuscita!” disse ridendo.
La Compagnia entrò nelle cucine.
“Sulla sinistra ci dovrebbe essere l’entrata per l’ascensore…” disse Guelfo.
Le torce fendettero la semi-oscurità.
“Eccola!” disse Halexandra.
“Bene!” disse Max. “Ma ora dobbiamo pensare a domani mattina. Il programma del Capo del Go.Mo è questo:
alle 7 le cucine riapriranno;
alle 7.30, i collaboratori e la segretaria di Tsirhc entreranno negli uffici;
alle 8.00 saliranno i camerieri dalle cucine per preparare nella sala delle riunioni il ‘breakfast‘;
alle 8.30 arriverà Tsirhc con i commissari del Governo.
Dopo la colazione, alle 9.00 inizierà il Consiglio. A quell’ora noi dovremo scattare fuori e portare a
termine l’operazione. Ma siccome alle 7.00 le telecamere di sorveglianza riprenderanno a trasmettere in
“diretta”, occorrerà che alle 9 in punto ci sia un black-out nel circuito di sorveglianza.
Quindi, mentre noi saliremo nella sala delle riunioni, voi – e indicò Soviet, Larth e Ken-, scenderete al
livello inferiore e piazzerete delle microcariche temporizzate sul cavo di trasmissione.
Il cavo di colore blù. D’accordo?”
I tre risposero affermaivamente.
” Non appena avete finito, raggiungeteci al livello “3”, disse Max dando una pacca augurale sulla spalla
di Larth.
“Andiamo e torniamo!”

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