Alfio, Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro 19a puntata

Halexandra e gli uomini la Compagnia si prepararono con cura per la festa in loro onore.
Totila in particolar modo. Voleva fare colpo su Agnetha. La ferita al labbro era quasi rientrata.
Si controllò allo specchio. Il pensiero di rivedere la ragazza, gli procurò una gioia intensa.
Alle 18 sentì bussare alla porta. Era Frida.
“Posso entrare ?”
“Ma certo! Accomodati!” le disse indicandole la sedia.
“Sono qui per parlarti di Agnetha…”
“Agnetha?! Le è successo qualcosa??!!”
“No, tranquillizzati. E’ rientrata dal pattugliamento da poco e si sta facendo bella per te…”
“Sia lodato il cielo! Ma allora di cosa si tratta?”
“Le voglio molto bene. E non vorrei che la vita le riservasse ancora dolori e delusioni…”
“Non capisco…”
“Agnetha ha subito in questi ultimi anni, durissimi colpi. Quando finì la guerra, nella sua città,
i rinnegati mondialisti e gli immigrati si scatenarono contro gli svedesi, in particolar modo
contro coloro che erano sospettati di essere ostili al nuovo ordine mondiale. Il padre di Agnetha
fu ucciso davanti ai suoi occhi. Poi le uccisero la madre e il fratello. Lei subì violenza…”
“Luridi bastardi…” sibilò l’etno, il cui volto era percorso da un fremito di rabbia.
“La notte stessa, Agnetha, rinchiusa in una stanza sorvegliata da due ‘marokkos‘, ruppe il vetro
della finestra. Ne prese un pezzo simile ad una lama e lo avvolse alla base con una federa del cuscino.
Chiamò dentro uno dei suoi carcerieri fingendo di voler…insomma, hai capito. Quando l’uomo entrò,
lo sgozzò. Prese la pistola che portava al cinturone e freddò l’altro. Fuggì in piena notte, mentre la
città era in preda agli incendi e ai saccheggi. Vagò per tre giorni nei boschi, finché non la trovammo.
Sfinita, ma viva. Per mesi l’ho curata e aiutata ad uscire dalla prostrazione in cui era caduta.
Questo volevo dirti, Totila. Credo che sia innamorata di te. Se i tuoi sentimenti sono veri, ti prego di…”
“Non dirmi altro, Frida. Io l’amo e farei qualsiasi cosa per lei…”
“Grazie!” gli disse la soldatessa, stringendogli le mani. “Abbi cura di lei. In battaglia è una guerriera
determinata e senza paura, ma dentro e fragile come un fiore..”
“Ma ora andiamo alla cerimonia. Agnetha è lì…”
“Cerimonia? quale cerimonia, Frida?”
“E’ una sorpresa…Vieni!” gli disse prendendolo per mano.
Fuori gli altri componenti della Compagnia erano in attesa.
La ragazza condusse gli etno al livello superiore. Una grande sala li accolse.
Dentro c’erano decine di ufficiali. Su un grande tavolo di quercia erano disposti dodici cuscini di velluto
rosso con un cofanetto su ognuno di essi.
“Ora, per favore, schieratevi su questa parete” disse loro Frida, controllandone l’allineamento.
Un operatore iniziò a fare delle riprese, suscitando la curiosità degli uomini e di Halexandra.
Totila vide Agnetha e le fece un cenno con la mano. Lei rispose con un fugace sorriso.
Il comandante della Base, dopo un rapido saluto iniziò il discorso.
“A nome del Governo Provvisorio e delle Forze Armate Unificate, per lo straordinario contributo di
informazioni e per l’ eroismo dimostrato dagli uomini della Compagnia sono fiero di conferire loro la
più alta onorificenza”.
Si avvicinò a Max e dopo aver aperto il cofanetto gli cinse il collo con la leggendaria Croce di Ferro.
“Complimenti, Capitano Max!”
Poi fu la volta di Der e degli altri. Ultimo fu Totila. Quando il generale gli appese al collo la
decorazione, gli occhi di Agnetha scintillarono di orgoglio e ammirazione.
“Ed ora, Signori, sia dato inizio alla festa!” disse il generale.

I ranghi si sciolsero e tutti entrarono in una vasta sala.
Ai lati grandi tavoli riccamente imbanditi. Al lato opposto un’ orchestra.
I presenti si servirono di tartine mentre alcuni camerieri versarono nelle coppe dello champagne.
Seguì un brindisi alla vittoria.
Il generale si avvicinò a Max e Der e in via confidenziale disse loro che il giorno seguente avrebbero
conosciuto la loro destino.
“Ma ora divertitevi!” aggiunse il generale.
Totila corse verso Agnetha. Brindarono insieme.
L’orchestra iniziò a suonare. La prima a gettarsi nelle danze fu Halexandra, invitata da un aitante
ufficiale dei reparti d’assalto, seguita da Frida con Max. Poi tutti gli altri.
“Posso avere l’onore di questo ballo, tenente?” chiese Totila ad Agnetha.
“Un momento…Devo controllare il mio carnet… Sì, il primo ballo glielo posso concedere…”
rispose sorridendo.
“Anche i prossimi, Agnetha…Segni il mio nome fino al termine della festa!” disse l’etno
guardandola negli occhi.
Quando finì il pezzo i due continuarono a danzare.
“Non sentono più la musica…” disse Langbard.
“Sentono solo i violini e le campane…” rispose Green, ridendo di gusto.

Continuarono a ballare, finché Agnetha fu invitata dal comandante della base.
Totila si avvicinò al tavolo per prendere una coppa di champagne.
Si ritrovarono di nuovo abbracciati in un ballo lento.La strinse a sé.
Sentì il suo corpo fremere contro il suo. Si staccò dalla sua guancia e si trovò di fronte il suo volto
e le sue labbra. Si guardarono in silenzio.
Lo sguardo della ragazza sembrava però coperto da un velo di tristezza.
“Agnetha, io…”
“No! ti prego…”
Si liberò dal suo abbraccio e uscì di corsa dalla sala.
Totila rimase paralizzato in mezzo ai ballerini.
Halexandra che gli era vicino gli chiese in modo brusco: “ma cosa le hai fatto?!”
“Niente…io…”
Frida, che aveva seguito la scena, lo soccorse.
“Non ti preoccupare…Qualcuno le ha detto che a breve partirete…Gli è presa una crisi di sconforto.
Va’. La troverai sulle rive del laghetto! Uscendo segui il sentiero sulla sinistra…Ti prego, raggiungila!”
Totila si precipitò lungo i corridoi verso l’uscita. Chiese ad un militare se avesse visto uscire la
ragazza. La risposta fu affermativa.
Appena fuori, seguì le indicazioni di Frida. Una pallida luna illuminò i suoi passi.
Su una roccia vide la silhouette di Agnetha che si stagliava contro le acque d’acciaio.
Corse verso di lei.
“Agnetha, ma cosa ti ho fatto?” le chiese.
“La ragazza si girò. Calde lacrime le rigavano il volto.
“Niente mio adorato…”
Totila l’afferrò e la strinse fra le sue braccia.
Cercò le sue labbra e la baciò.
Stettero in silenzio stretti l’uno all’altra.
“Dimmi cosa c’è, amore mio…”
“Tra qualche giorno te ne andrai…Non ci rivedremo e pensieri tristi mi attraversano la mente.
Ho paura…Sono stanca di soffrire. Non ho nessuno. Ho appena trovato te ed fra poco ti perderò…”
“Non dire cosi, amore mio. Io sarò sempre con te….”
“Tot, io sapevo che ti avrei incontrato…”
Lo sapevi? E come facevi a saperlo?”
“Un paio di mesi fa, feci un sogno terribile. Sognai che i miei camerati ed io eravamo chiusi in
una caverna. Stavamo combattendo contro degli orribili mostri. Ma per quanti ne uccidessimo, essi
risorgevano e diventavano sempre più numerosi. Eravamo disperati. Quando all’improvviso dai boschi
uscì un branco di lupi. Si avventarono contro i mostri sbranandoli e mettendoli in fuga, terrorizzati.
Uscimmo allora dalla caverna. Volevo avvicinarmi a loro, ma prima che potessi farlo, si trasformarono in aquile e volarono verso occidente. Mi si strinse il cuore. Mi svegliai felice ma anche piena di angoscia…
Ora ho capito il senso di quel sogno. I lupi eravate voi…”
“Agnetha” , la rassicurò l’uomo. “E’ solo un sogno…”
“Sì, ma a breve partirete. Te ne andrai con i tuoi camerati…”
“Ritornerò, anima mia. Te lo prometto! Ma ora rientriamo. Comincia a fare freddo…”
Totila la cinse alla vita e rientrarono abbracciati nella Base.

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