Racconti fantastici

Compagnia di Ferro. 20a puntata

Il briefing

La mattina seguente la Compagnia fu convocata nella Sala delle Riunioni.
Una grande aula semicircolare. Indossarono la divisa verde-grigia e si avviarono.
Nel lungo corridoio incontrarono le squadre di Wolf e Uqbar.
“Quando ci convocano qui, c’è roba che bolle in pentola…” disse Wolf amiccando.

Un altoparlante invitò i militari a sedersi .
Tutti presero posto nei banchi. Insieme a loro vi erano altre Squadre: francesi, spagnoli, russi,
croati, ungheresi, tedeschi etc. Tutti riconoscibili dagli scudetti con gli stemmi nazionali sulla manica.
Entrarono degli ufficiali ed ebbe inizio la riunione.
Un colonnello espose il programma. La Compagnia di Ferro, il giorno seguente avrebbe iniziato un corso
di paracadutismo,in quanto destinata ad un’operazione speciale.
Gli etno si guardarono. Larth disse preoccupato: ” l’ho detto e ridetto: soffro di vertigini…
Chiederò il trasferimento ai servizi sedentari…”.
Dopo un’altra ora di disposizioni l’ ufficiale disse agli uomini: “ora siete liberi!”
Totila, mentre gli altri si intrattenevano con Wolf e Uqbar, sgattaiolò via e si diresse
verso l’alloggiamento di Agnetha e Frida.
Bussò alla sua porta, ma nessuno rispose.
“Non ci sono”, disse un sergente. “Due ore fa c’è stato un allarme. Sulla costa sono sbarcati
elementi ostili. Probabilmente miliziani irregolari: Randagi o Ibridi. Il battaglione d’Assalto è
stato mandato in tutta fretta a risolvere il problema.
L’etno se ne ritornò sui propri passi, mogio e turbato.


Dopo pochi giorni, durante i quali Totila e Agnetha si erano visti pochissimo, un grosso elicottero
venne a prelevare la Compagnia. Gli uomini ed Halexandra furono portati ad un centinaio di km più a
Nord in una base nei pressi di un areoporto. Un ufficiale dei paracadutisti li accolse con calore.
“Benvenuti, Signori. Ho avuto il compito dal Comando di addestrarvi e di prepararvi per la “missione”
che vi attende. Sappiate che non vi risparmierò.
Chiedo solo la vostra fattiva collaborazione. Abbiamo tre mesi di tempo di fronte. Domani, signori,
inizierà il corso intensivo. Grazie!”
I giorni e le settimane che seguirono furono massacranti: palestra, marce, addestramento al corpo a corpo,
difesa, attacco, uso degli esplosivi, tiri con ogni tipo di armi da fuoco; impararono l’uso delle armi bianche,
ad uccidere in silenzio, a camuffarsi nell’ambiente, a sopravvivere in situazioni estreme e poi i lanci.
Dopo una settimana di prove dalla torre il grande momento. Il primo lancio. L’emozione fu fortissima.
Grazie alla preparazione avuta dal colonnello Harmstadt, tutto andò alla perfezione.
Il successo galvanizzò gli etno che nei giorni seguenti si precipitarono nel vuoto con sempre maggiore
sicurezza e preparazione. Anche i lanci notturni furono ottimi. Pareva che la buona stella li assistesse,
perfino quando Jena e Larth caddero a causa del vento in un bosco, finendo impigliati fra i rami.
Se la cavarono solo con qualche ammaccatura e una caviglia gonfia. I primi di Novembre si lanciarono
in condizioni proibitive, sotto la neve e con temperature che raggiunsero i -20. A metà Dicembre il corso
terminò. Il colonnello Harmstadt, visibilmente soddisfatto appese sulle loro uniformi l’ambito il
distintivo degli spetsnaz russi: un pipistrello nero in campo rosso.
A Natale, la Compagnia ebbe l’agognata licenza e tornò alla Base. Totila non stava più nella pelle.
Il pensiero di rivedere la sua amata, lo rese sempre più impaziente ed euforico.
Ma quando fu lì, lo attendeva un’amara sorpresa. Il battaglione d’assalto a cui appartenevano
Frida e Agnetha, insieme ad altri era stato mandato in linea a contenere la pressione dei mondialisti,
che stava aumentando giorno dopo giorno.
Potè vederla solo per pochi istanti il giorno di Natale.
L’incontro fu intenso e straziante. Perfino dei duri come Larth e Green si commossero alla vista
del camerata così triste per la partenza dell’amata. Cercarono di consolarlo, mentre Frida faceva la stessa
cosa con Agnetha. Anche la micetta Pippi, che era stata adottata da Agnetha, parve triste.
Max prima di partire assicurò Agnetha. “Non ti preoccupare. Al tuo Totila ci pensiamo noi.
Saremo i suoi angeli custodi…”. Agnetha lo ringraziò con un sorriso triste.
Il 28 Dicembre, improvvisamente, la Compagnia partì per una destinazione ignota.
Un grosso elicottero portò la Compagnia a Nord in un areoporto.
Qui un aereo da trasporto era in loro attesa.
Il volo durò circa un’ora. L’atterraggio fu avventuroso. La zona che stavano sorvolando era
interessata da una forte tempesta di neve.
Ci vollero più passaggi sulla pista prima di atterrare.
Quando gli etno si affacciarono sulla scaletta un gelido vento li investi.
“Azz…Ma dove siamo?! Al Polo Nord?”, chiese Jena tirandosi su il bavero di pelliccia del giaccone.
Gli altri non risposero, intenti come furono a coprirsi il volto con le sciarpe e le teste con gli ushanka.
Un mezzo cingolato da neve si avvicinò all’aereo, facendoli entrare a bordo.
” Benvenuti a Kamenka!” disse l’ufficile.
“Immagino siamo molto a Nord” disse Guelfo semicongelato.
” Sìssignore. Siamo ad est di Arkhangel’sk…Fuori siamo a -35…”
Dopo una decina di minuti il mezzo entrò in una grande galleria illuminata.
L’ufficiale li condusse al livello superiore fino alle soglie di una grande sala.
All’interno vi erano un centinaio di militari. Tutti con l’insegna degli incursori.
“Questi sono i vostri posti”, disse loro un’avvenente soldatessa russa.
Gli etno si misero a sedere. Davanti ad ognuno di essi, su un tavolo trovarono dodici
cartelle gialle sigillate con i loro nomi.
“Uhm…Mi sa che ci siamo…” disse Guelfo a Halexandra.
“Già…”
Mentre tutti commentavano, una porta si aprì. Una decina di alti ufficiali entrarono nella sala
mettendosi a sedere di fronte alla platea dei militari, che nel frattempo erano scattati sugli attenti.
“Prego, signori. Accomodatevi…” disse uno di loro. “Il generale Orlov ora vi informerà sul perchè
siete stati qui convocati.
Passo quindi la parola al Generale…”
L’uomo, ancora giovane, era conosciuto nelle forze della Resistenza, come uno dei più brillanti strateghi
dell’ex- Armata russa. Un Eroe, che si era coperto di gloria, infliggendo una sonora sconfitta alla
2a Armata della MuMi sul fronte di Mosca, prima della Grande Ritirata.
“Signori, benvenuti nella Base 21.
Voi tutti siete stati scelti per le vostre capacità di forza, coraggio e intelligenza.
A voi sarà affidata una missione che, ove riuscisse, ed io sono sicuro che riuscirà,
cambierà le sorti del mondo e quelle dell’umanità.
Sulle vostre spalle poggia il destino di noi tutti e della nostra civiltà.
Nome in codice della missione: “Minotauro” ; ma essa è subordinata ad un’altra operazione che
porta il nome in codice di : “Polifemo“. Un altro mito.
Il gigante accecato da Ulisse. Solo così l’Odisseo riuscì a sfuggire insieme ai suoi compagni
all’annientamento. Ebbene, il re di Itaca ed i suoi uomini, sono oggi la metafora della nostra lotta.
Noi combattiamo il gigante mondialista per sopravvivere; per far sì che la nostra storia,
le nostre radici e le nostre differenze, sopravvivano. Ebbene signori, noi ‘accecheremo’ il Gigante!
Ma andiamo per ordine. Tutti voi sapete che la forza del Go.Mo si basa sul controllo integrato
dell’umanità attraverso i microchip sottocutanei e sul monitoraggio satellitare delle comunicazioni
e di tutti i movimenti. Ebbene questa massa di informazioni vengono convogliate, smistate,
filtrate da un supercomputer chiamato: ‘THE BIG EYE‘.
Da esso dipende tutto il sistema informativo di intelligence, di sicurezza e quindi di difesa del
Go.Mo. Ora provate a immaginare se questo supercomputer fosse sabotato cosa accadrebbe.
Il sistema di difesa-comunicazione, collasserebbe. Certo, non all’infinito, ma per tre-quattro giorni.
Quanto basterebbe per chi lo volesse, di dare un colpo mortale al Go.Mo e a Tsirhc.
Per questo i mondialisti proteggono ‘Il Grande Occhio‘ circondandolo con una coltre di mistero.
Fino a qualche tempo fa, noi sapevamo pochissimo di questo supercomputer. Avevano solo notizie
incerte e frammentarie. Pensavamo che fosse negli ex- USA. Oggi di lui sappiamo TUTTO!”
Un grande schermo si accese alle spalle del generale. Su di esso apparve la mappa del mondo con
dei cerchi rossi ed uno giallo.
“Il cerchio giallo indica la località dove è occultato The Big Eye: India!”
Un ufficiale ad un cenno di Orlov zoomò sul cerchio giallo.
“E’ una zona montuosa dell’India settentrionale. Una base supersegreta nelle viscere della montagna.
Dentro vi lavorano i migliori bio-ingegneri e ingegneri informatici del mondo.
Gente superselezionata…Ma, anche nel migliore meccanismo, si può nascondere l’imprevisto.
In questo caso l’imprevisto si chiama “Zeta “.
Zeta ‘ è un nostro uomo. Faceva e fa parte di una rete di nostri agenti al termine della
Grande Guerra Globale, entrata in ‘sonno ‘. Della sua esistenza erano a conoscenza solo il capo
dell’FSB, il vice e il Presidente della Federazione. ‘Zeta‘, dopo la guerra aderì al GoMo.
Entrò in alcuni laboratori di ricerca bio-ingegneristica. E’ un esperto mi intelligenza artificiale.
Materia che pare interessi molto i mondialisti… Un anno fa, dopo uno psico-corso fu ammesso al
progetto Big Eye e da un mese ha iniziato a lavorare nel sito segreto. Due giorni fa ci ha fatto
recapitare attraverso una carovana proveniente dalla Mongolia nella quale viaggiava un nostro agente, questo…” alzò una chiavetta e sorridendo disse:” qui dentro abbiamo tutte le informazioni
sul sistema di sicurezza del GoMo! Ad un nostro segnale convenuto Zeta saboterà ‘Il Grande Occhio‘.
Non appena sarà fuori uso ognuna delle squadre volerà verso questi dodici cerchi indicati sulla mappa
geografica degli ex-Usa, ora 1a Stella degli Stati Uniti del Mondo.
La vostra destinazione” disse rivolto alle Squadre d’Elite, la troverete nelle vostre cartelle sigillate.
Dentro troverete la struttura dei cosiddetti “Nidi di Vipera” dove Tsirhc e i suoi collaboratori
si riuniscono. Essi decidono sempre volta per volta dove spostarsi, quindi noi, quando scatterà
l’operazione, non sappiamo dove si troveranno. Solo una squadra, fra le dodici che sono qui presenti
avrà l’onore di poter schiacciare la Testa del Serpente. Le altre si limiteranno a sabotare i rifugi.
Ora cedo la parola al Colonnello Miliushin che vi spiegherà come entrare nelle basi e come muovervi.
Grazie e buona fortuna, Signori.”

Il colonnello mandò sul pannello luminoso lo schema dei “nidi di vipera“.
“Ecco signori, come potete vedere questa è la pianta di un ‘nido‘. Esso è scavato nella roccia e
consta di quattro livelli:
il primo contiene la mini centrale atomica che eroga energia a tutta la base;
nel secondo livello ci sono i magazzini, le cucine, la mensa della truppa etc;
il terzo livello è il cuore pulsante della base: ci sono le sale di controllo, di comunicazione e
gli uffici di Tsirhc;
al quarto livello ci sono gli alloggiamenti della Guardia Presidenziale e quelli dei membri del governo
e dello staff presidenziale e governativo.
Per entrare ci sono tre possibilità:
1) condotti di areazione
2) uscite di sicurezza
3) entrata principale.
I primi li sconsiglio. Le grandi pale di areazione impediscono qualsiasi passaggio: le uscite di
sicurezza sono chiuse dall’interno. Si tratta di porte di acciaio di un metro di spessore, quindi
non violabili. Rimane l’entrata principale: eccola sul pannello” disse il colonnello indicandola con una
bacchetta. “E’ ovviamente pesantemente controllata. Tutti coloro che entrano sono controllati. Ma,
c’è una possibilità. Questa: dalle 4 del mattino arriva alla base una lunga teoria di camion che
trasportano i viveri ai depositi. In genere il controllo è sommario: se voi riusciste a entrare dentro
uno di questi mezzi, arrivereste direttamente dentro il magazzino. Una volta qui, dovreste stare
attenti alle telecamere, la cui disposizione troverete nella cartella sigillata. Alla parete est
del magazzino c’è un terminale per l’accesso al sistema di sicurezza. I miliziani lo usano quando
smontano di guardia e quando montano. Per penetrare nella memoria vi servirà il codice di accesso
alfanumerico che cambia ogni giorno. Metterete una microcamera sulla parete superiore e carpirete
il codice. Clonerete una card che vi servirà come pass per aprire tutte le porte. Ma vi servirà per una
cosa importantissima. Prego di ‘prestare attenzione. La sicurezza interna è affidata a telecamere a
raggi infrarossi e con sistema identificativo che interagisce con i microchip sottocutanei.
Se voi cercaste di muovervi di qualche passo, sareste individuati e immediatamente scatterebbe
l’allarme. Dovrete quindi ricorrere ad un escamotage: una volta il possesso del codice entrerete
nell’archivio
e scaricherete la registrazione della notte precedente. Quindi la metterete in rete al posto di
quella in diretta. Gli addetti alla sicurezza non vedranno voi, ma solo le immagini di una
tranquilla notte. Signori, troverete i dettagli nelle vostre cartelle. Grazie e buona fortuna”.
L’ufficiale raccolse i fogli e insieme agli altri uscì dalla sala.
Un militare prese il microfono.
“Le squadre sono attese nel magazzino equipaggiamento. Prego di prepararsi nel corridoio. Grazie!”
Gli etno raccolsero le loro buste sigillate e le misero nella cartella personale.
Nessuno commentò quanto era stato loro appena detto.

Nel magazzino, un ufficiale consegnò loro il kit completo per la missione, che andava dalle tute mimetiche termiche
camaleonte” che avevano la proprietà di cambiare tonalità a seconda dell’ambiente circostante e che
trattenevano il calore corporeo in modo tale da sfuggire al rilevamento dei visori
a raggi infrarossi; ai binocoli con telemetro; ai navigatori satellitari, e alle microcariche di esplosivo
ad alto potenziale. Halexandra, che aveva fatto un corso di medicina di emergenza, ebbe un kit di pronto
soccorso . Tutti furono dotati di un AK-09 corto dotato di silenziatore e lancia granate ad alto esplosivo.
Ebbero in dotazione cibo concentrato e pasticche anfetamininiche, nonchè una capsula di cianuro da usare
in caso di cattura. Guelfo e Patriota si rifiutarono di accettarle. La loro profonda fede respinse l’idea del
suicidio. Gli etno sistemarono tutto nei loro zaini e si avviarono nella loro camerata dove fino a
tardi discussero sull’operazione. Larth, scettico come sempre, la giudicò una missione suicida.
Ken invece era del partito degli ottimisti, insieme a Der, Max, Totila e Jena.
“Non dimenticatevi della ‘profezia’ ” ribattè rivolto ai camerati che spalleggiavano Larth.
“Profezie…Sono cose che lasciano il tempo che trovano…”, rispose l’etno sbuffando.
“Finora si sono avverate!” tagliò corto Der. “Larth, riusciremo nella missione! E ora basta con le chiacchere
inutili. Concentratevi sulla missione!”
L’emozione che l’operazione suscitò nei loro animi, impedì loro di dormire.
Sentirono sulle loro spalle una responsabilità enorme. E questo, nonostante i dubbi espressi da Larth,
aumentò nei loro cuori la determinazione ad agire. Il giorno seguente lo passarono a studiare le carte
e la struttura della base segreta del GoMo che avrebbero dovuto violare.
L’obiettivo era il Nido di Vipera12, sul Monte Mitchell, North Carolina. Monti Appalachi.
Distante dal mare 500 km.
“Il ritorno sarà lungo…” disse Langbard.
“Faremo l’autostop fino alla costa…” rispose ridendo Halexandra.

L’eccitazione fu tale che ogni minimo rumore li faceva sobbalzare. I loro occhi correvano in continuazione
alla luce posta sopra la porta. La tensione rimase tutta la mattina altissima e l’attesa logorante.
Il pomeriggio stava per finire, quando un suono intermittente, seguito dal lampeggiare della luce rossa
risuonò nella camerata.
“Ci siamo! Presto muovetevi. Abbiamo un quarto d’ora di tempo. Mi raccomando, non dimenticate niente…Chiaro?!”
urlò Max.
In perfetto orario la Compagnia si trovò nel corridoio affiancata e seguita da altre squadre.
Un ufficiale si rivolse a loro con tono trionfante: “Polifemo è accecato!” e li condusse attraverso un
enorme montacarichi in un gigantesco hangar. Aveva ufficialmente inizio l’Operazione Minotauro.
Al suo interno 12 Tupolev-22 Backfire in fila diagonale erano in attesa delle squadre.
La Compagnia sarebbe stata l’ultima a salire.
A intervalli di dieci minuti, i grossi bombardieri strategici, uscirono dal grande rifugio e iniziarono la loro
corsa sulla pista ghiacciata.
Finalmente giunse il turno della Compagnia.
Dopo aver indossato i paracadute, attraverso una scaletta entrarono nel vano bombe modificato per la bisogna.
Si sistemarono sui seggiolini.
Sentirono i motori girare al massimo.
L’aereo uscì sulla pista e prese il volo diretto verso occidente.

One Comment

  1. Maurizio Esposito

    Ti adoro ! Non fermarti, continua così

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