Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro 18a Puntata

Le porte si aprirono su una vasta sala.
Un migliaio di soldati e di soldatesse l’affollavano sedute ai tavoli.
Quando apparvero tutti si alzarono in piedi.
“Hurrah! per il comandante Totila!” gridò un ufficiale. Mille “hurrah” rimbombarono nella sala.
L’etno arrossì, salutando con la mano gli astanti.
Poi, condotto, quasi per mano, da Agnetha, attraversò la sala fra gli sguardi ammirati dei soldati,
fino a giungere al tavolo dove era seduta la Compagnia insieme ad altri ufficiali.

“E’ arrivato in ritardo per prendersi una standing ovation, disse ridendo Langbard.
“No, no…Lo so io perchè è arrivato in ritardo…” aggiunse Larth, ridacchiando e dando
di gomito a Green.
“Non dia retta signorina a questi due…Amano prendere in giro…”
Agnetha sorrise, mettendosi a sedere vicino a Totila.
Lui si avvicinò alla ragazza, sussurrandole :” Tenente, io veramente speravo in una
cena al lume di candela…”
“Mi spiace, comandante, ma temo che non ci siano ristoranti a lume di candela nel giro di
centinaia di chilometri…Comunque se le può interessare, ma non lo dica a nessuno, è un
segreto militare, domani sera sarà organizzata una festa in vostro onore. Altro non posso dirle.
Ci sarà una sorpresa…”
” E lei ci sarà Agnetha?” chiese l’uomo con trepidazione.
“Credo di sì…In fondo Frida ed io vi abbiamo catturati…”
Disse queste parole cariche di sottintesi, guardandolo con una dolcezza, che lo colpì al cuore.
Lui le sfiorò la mano.
La cosa non sfuggì alla combriccola di Larth, Green e Langbard, che commentarono divertiti
i voli d’amore del camerata.
Finita la cena, Max e Der furono invitati a raccontare alla platea le avventure della Compagnia.
Tutti i presenti ascoltarono la storia in assoluto silenzio.
Al termine un fragoroso applauso sottolineò il senso di profonda ammirazione dei
soldati verso quegli uomini, che con le loro sole forze, avevano attraversato un continente per
unirsi a loro. Centinaia soldati e soldatesse li circondarono, desiderosi di stringere loro le mani.

“Domani la vedrò, Agnetha?” chiese Totila, mentre lui e la Compagnia venivano riaccompagnati ai
loro alloggi.
“Domani sarò di pattuglia…” rispose la ragazza,con un tono che tradì disappunto.
“Di pattuglia?!”
“C’è la guerra, Comandante…”
“Sì lo so, ma… è pericoloso…”
“Certo, ma è necessario che qualcuno ci vada. Domani è il mio turno…”
“Posso venire con lei?”
La ragazza sorrise.
“Non credo. Lei e i suoi camerati domani avrete molti incontri. Oltre il comandante della base,
verranno alti ufficiali del Comando Unificato della Resistenza…”
“Allora domani non la vedrò?” chiese l’etno con tono triste.
“Ci vedremo domani sera alla festa, non ricorda?…” rispose, sorridendo la ragazza.
Poi si salutarono, guardandosi intensamente.
“Lo stiamo perdendo…” disse Larth rivolto a Langbard e a Green.
“Sì, ormai è cotto…” confermò Green.

La giornata successiva trascorse in varie riunioni. La Compagnia fu ascoltata da molti ufficiali
del Comando Unificato, fra cui un generale russo e uno tedesco. Le carte segretissime sequestrate
al generale mondialista Oboma si rivelarono di un’importanza strategica straordinaria.
Il generale Karlsberg tenne una relazione su quanto appreso dalla documentazione top secret.
“Per la prossima primavera, i mondialisti scateneranno un’offensiva finale contro le forze della resistenza.
E’ attesa manovra a gancio, che prevede la conquista della Scandinavia e poi attraverso la Carelia
la penetrazione nella Russia del Nord. La fase due prevede un’offensiva da sud che avrà come obiettivo
strategico quello di riunirsi alle forze del nord, non prima però di aver annientato ogni forma di
resistenza nella zona centrale della Russia. Saranno impiegate notevoli forze di terra e aeree.
E’ prevista la mobilitazione di 3 milioni di miliziani e contractors appoggiati da 20.000 mezzi corazzati
e di artiglieria; sul mare ci sarà un’imponente flotta di portaerei che supporterà gli sbarchi
nella Norvegia settentrionale; dagli areoporti della Svezia del Sud, Polonia e Romania, partiranno
quotidianamente centinaia di cacciabombardieri. Sono previsti, ove necessario, bombardamenti atomici.
Abbiamo quindi di fronte a noi sei/sette mesi per studiare le contromisure. Nel frattempo i piani del progetto
‘POLIFEMO‘ procederanno secondo la tabella di marcia. A Gennaio saremo pronti…”

Max chiese ad ufficiale seduto accanto a lui, cosa fosse il “Progetto POLIFEMO“.
L’ufficiale gli rispose che si trattava di un piano ultra-segreto.
Karlsberg ringraziò ufficialmente gli uomini della Compagnia per il contributo fondamentale che avevano dato alla lotta
della resistenza contro i mondialisti.
Prese poi la parola Max che raccontò delle tristi condizioni in cui versavano le popolazioni sotto il
giogo del GoMo.
Fu interrotto da un ufficiale di collegamento.
“Comandante, Max. Stiamo lavorando anche a questo problema. Ora però non le posso dire altro. La priorità.
oggi, è quella del vostro utilizzo nella ‘madre di tutte le battaglie‘…”
“Siamo pronti a combattere!” intervenne Der.
“Non ne dubitiamo!” disse l’ufficiale.” Ma per voi abbiamo in mente qualcosa di molto speciale…”
Il generale Goetz, concluse la riunione. “Ora lei e i suoi uomini siete liberi” disse a Max.
“Ma fino a stasera. Non dimenticatevi della festa in vostro onore…”
Gli etno uscirono dalla sala e si unirono finalmente ai camerati italiani delle unità speciali di Wolf e Uqbar.
Entrambi raccontarono la loro storia.
“Prima della Guerra Globale, non so se vi ricordate, partimmo insieme ad una quarantina di compagni verso
la Svezia, dove si teneva un raduno della Gioventù Identitaria Europea…”
“Certo che ricordiamo. Dovevamo raggiungervi, ma lo scoppio del conflitto ci impedì di raggiungervi!”
“Esatto Der. Eravamo circa in diecimila, provenienti da tutto il continente. La dichiarazione di guerra
ci colse nel grande Campus Identitario di Borlange. La successiva presa di potere dei mondialisti e
dei multietnici ci costrinse a fuggire verso nord. Parte dell’esercito si era ribellato al potere progressista.
Noi, insieme a migliaia di civili fummo accolti nelle strutture dell’esercito e nei suoi immensi siti
della protezione civile. Qui fummo addestrati e armati. Quando il GoMo proclamò la sua sovranità sulle ex-nazioni,
passammo alla resistenza…”
“E tu Uqbar?” chiese Max.
“E’ la stessa storia di Wolf…”
Ma perchè siete in queste Unità Speciali?” chiese Der.
“Fra non molto, Wolf ed io partiremo per due missioni. Saremo paracadutati lui a nord ed io a sud.
Abbiamo il compito di organizzare i primi nuclei di resistenza con le nostre squadre. Io nei pressi di Caserta
dove sorge il più grande Campo di Rieducazione Mentale15 per devianti…Ci sarà da divertirsi…”
Totila notò le mostrine del camerata.
“Portate al braccio la bandiera del Regno delle Due Sicilie…”
“E che altro dovevamo portare? La bandiera massonica ?! ah!ah!ah!…Del resto voi avete come emblema…”
“La runa del Dente del Lupo”, intervenne Der, sorridendo.
“Ho sentito in giro che per voi hanno grossi progetti…”
“Cioè?”
” So solo che farete un corso di paracadutismo…”
“Para… che?!” intervenne Larth. “Io soffro di vertigini. Non se ne parla nemmeno!”
“Larth, sono solo voci. Noi, però lo abbiamo fatto …” disse indicando il distintivo con
l’aquila d’argento.
“Be'”, tagliò corto Der. “Noi siamo pronti a tutto!”.
Wolf e Uqbar abbandonarono la sala. Il dovere li chiamava. Salutarono calorosamente i camerati.
“Dobbiamo uscire di pattuglia.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*