Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro. 15a Puntata

La Taverna del Serpente

Gli etno, dopo una mezz’ora arrivarono nella prossimità della cittadina di Skrunda. Una macchina della Milizia posta
ai lati della strada, intimò l’alt.
Raffiche di mitra partirono dal camion, facendo secchi i miliziani. “Questi sono i nostri lasciapassare…”,
fu la risposta di Ken. I camion passarono attraverso la via principale della cittadina. Pochi e frettolosi
abitanti guardarono con curiosità quei “soldati” in mimetica a macchie di leopardo. Fino ad allora avevano
visto solo le divise azzurro-turchine dei miliziani e degli Psicopol o quelle marroni dei randagi..
La piccola colonna proseguì a velocità sostenuta lungo la strada che correva diritta diritta, fra frutteti e sterminate foreste. Si stavano dirigendo verso Aizpute. Ormai dal mare distavano solo una cinquantina di km.
All’ingresso di Aizpute un altro posto di blocco e un’ altra macchina della MuMi. Max si fermò. L’euforia e una
certa dose di spacconeria aveva pervaso gli animi degli etno. Max scese dal camion mentre la Compagnia lo copriva
con i suoi mitra. “Siamo la ‘banda dei cani rabbiosi’ e vogliamo passare. Avete qualcosa in contrario?” chiese Max agli esterrefatti miliziani. Un flebile “No” fu la loro risposta. Der ordinò loro di alzare le mani e sceso dal
camion disse: ” Vi è andata male, eh?!”
La radio della macchina gracchiò qualcosa. Ken si avvicinò e rispose: “qui va tutto bene. Passo e chiudo”. Poi sparò una raffica, mettendola a tacere.
Nello stesso istante Der ordinò ai miliziani di fuggire. Avrebbe contato fino a trenta. Poi avrebbe sparato. I multietnici corsero con tutte le forze, ma non scamparono a Totila, Soviet Ken e Der.
“Andiamo!” disse Max. I due camion ripresero la corsa verso Pavilosta, nei pressi della quale arrivarono quando
incominciava ad imbrunire. La vista del mare rese euforici gli uomini che si diressero verso la banchina dove
erano ancorati alcuni natanti. Il villaggio era deserto. Solo da qualche finestra arrivava un tremolio di candela.
Larth adocchiò un peschereccio di una ventina di metri. Salì a bordo insieme a Soviet. Dopo una decina di minuti scese
e :” questo andrebbe benissimo, ma c’è un piccolo particolare: è senza carburante…”
“Merda!” Si lasciò sfuggire Max.” E dove lo troviamo il gasolio?!”
Patriota si guardò intorno. Dietro una finestra vide la figura di un uomo. Insieme a Soviet che parlava un po’
il lettone si diresse verso la casa. L’uomo si affacciò e parlò con Soviet, poi, dopo pochi minuti, richiuse la
finestra.
L’ex-spetsnatz ritornò dai compagni. ” L’uomo ha detto che a nord, a 5 km di distanza a Labrags, c’è un deposito
della Milizia che rifornisce i mezzi della Guardia Multietnica Costiera”.
“Andiamo a Labrags!” disse Max. La compagnia risalì sui camion e ripartì verso Nord. Scesero prima di arrivare
nel paese. Sulla banchina videro una motovedetta di una trentina di metri nuova di zecca.
Max ordinò a Totila, larth e Ken di fare fuori le due sentinelle che stazionavano a poppa e a prua. Ken con il
suo arco colpi i due marinai che caddero senza un lamento. Poi, con il resto della Compagnia si diresse
verso una taverna dalla quale arrivavano risate ed urla sguaiate. Guardarono attraverso le finestre e
videro all’interno, intenti a bere e a farsi, una ventina fra miliziani e marinai.
Max fece cenno agli altri di irrompere con i mitra spianati.
La sorpresa fu totale.
Der ordinò agli uomini, rinnegati, randagi e ibridi di mettersi con le spalle contro una grande parete.
Un marinaio cercò di estrarre una pistola, ma Halexandra lo freddò. Ken strappò i fili del telefono,
poi perquisì gli uomini, togliendo loro pistole cellulari e pugnali che portavano addosso. Poi Max si rivolse al
comandante chiedendogli le chiavi per l’accensione del motore e la scheda cifrata di identificazione.
L’uomo si frugò nelle tasche e poi allungò chiavi e scheda a Max. In quel momento arrivò larth.
“Ecco larth, quello che ti serve per accendere i motori.”
“Non basta”, disse l’etno, ” mi ci vuole anche la mano del comandante. Serve l’identificativo contenuto nel chip”.
Der prese la mano del comandante e con un colpo secco della katana gliela staccò.
“Ecco la mano!” disse con un sorriso a Larth. L’uomo gettò un urlo di dolore. Un colpo di Ken pose termine alle sue sofferenze. I prigionieri guardarono terrorizzati la scena.
“Quando sarete all’infermo, portate al vostro Capo i saluti della banda dei Cani Rabbiosi!” disse Ken e,
così dicendo, aprì il fuoco, seguito dagli altri etno. Der prese dietro il bancone uno straccio e,
intingendolo nel sangue dei Multietnici, dipinse sulla parete opposta la Runa del Dente di Lupo.
“Ecco la nostra firma!”

Verso la Svezia!

Gli etno uscirono dalla taverna e si precipitarono verso la banchina. Fecero salire i cavalli a poppa.
Larth insieme a Soviet entrò nella cabina comando e inserì le carte e la mano del comandante per mettere
in moto la nave da guerra.
Non appena Green e Patriota ebbero sganciato le cime, Larth dette lentamente forza ai motori.
Erano le 21.30.
La motovedetta si mosse e percorse il porto-canale a luci spente.
Il “comandante” portò la velocità a sei nodi orari.
“Perchè andiamo così piano?” , chiese Der.
“Fra poco lo saprai…” rispose Larth, teso in volto.
Passarono una manciata di minuti , quando dalla radio di bordo una voce iniziò a parlare.
“Comando della Milizia Costiera. Identificatevi!”
“Qui peschereccio d’altura ‘Landanis‘…” rispose il “comandante”.
“Perchè avete il transponder spento?!”
“Compagno, abbiamo un problema al sistema…Stiamo cercando di sistemarlo…”
“Datevi da fare! Qual è la vostra rotta?!”
“Ovest-Nord-Ovest per 150 miglia…”
“E’ in arrivo una forte perturbazione dalla Svezia…”
“Grazie, compagno. Rientreremo prima che ci investa…”
“Tenetevi in contatto con il Centro Metereologico e sistemate il transponder! Conoscete gli ordini!”
“Sì, compagno! Passo e chiudo…”
“Ora hai capito?” chiese Larth rivolto a Der.
“Siamo sotto controllo del radar costiero…Queste sullo schermo sono le onde che ci colpiscono…
Se avessi messo i motori a tutta forza, si sarebbero accorti di avere di fronte una nava militare.
Nessun peschereccio fila a 30 nodi… al massimo tocca i 15…”
“E se si accorgono di quello che è accaduto alla taverna e della scomparsa della motovedetta?”
“In questo caso saranno cazzi amari. La nostra speranza è che se ne accorgano il più tardi possibile…”
“Per quanti km ci possono seguire con il radar?” chiese Ken.
“Dipende…Diciamo che saremo visibili in un raggio di 60-90 miglia…”
“Questo significa dai 90 ai 150 km…”
“Più o meno…Quando usciremo dalla loro portata metteremo i motori al massimo e ce la fileremo…o…”
“O?”
” ci infileremo dentro la perturbazione . La pioggia e le onde disturbano fortemente la ricognizione radar…”
“E la perturbazione dov’è?” chiese preoccupato Max.
Larth accese un monitor.
“Eccola” disse indicando un fronte rossastro. “Direzione Est. Venti 35/40 nodi e piogge intense. Quello che fa per noi…Ora è a 200km e avanza ad una velocità di 15/20 miglia orarie…”
Gli etno presenti iniziarono a fare dei calcoli.
“Ci vorranno cinque ore…” disse Ken. Nessuno rispose.
“Come hai fatto a dare il nome del peschereccio?” chiese Max.
“Prima di salpare, alla fonda nel canale c’erano tre battelli. Quello più grande era il ‘Landanis’…
Speriamo che non esca in mare…”
Un brivido di freddo percorse la schiena degli etno all’idea di questa eventualità.
Nella plancia, ognuno ebbe un compito. Soviet si mise alle comunicazioni, pronto a caaptare ogni allarme.
Alle 22.30, ad un’ora dalla partenza tutto era tranquillo. Larth aumento sensibilmente la velocità, portandola a 10 nodi.
Alle 23.30 il battello ora si trovava ad una trentina di km dalla costa. La perturbazione si trovava, ora,
a 150 km di fronte a loro.
Alle 24.30, Larth comunicò :” percorsi 48 km. Perturbazione a 100km…”
La voce della Milizia Costiera tornò di nuovo alla radio.
“State andando incontro al maltempo. Vi conviene fermarvi! Fra quattro ore ce l’avrete addosso…”
“Grazie compagno. Siamo quasi arrivati al punto.Procediamo ancora per un po’…”
“Come volete!” rispose la voce.
Alle 1, Soviet sul canale di emergenza caaptò una conversazione della MuMi.
“Camerati! Ci siamo. Hanno scoperto la strage della taverna. Stanno dando l’allarme e stanno mandando in
loco squadre della Milizia…”
La notizia mise in comprensibile agitazione gli etno.
“Appena scoprono la scomparsa della motovedetta avvertimi!” disse Larth, aumentando la velocità a quindici nodi.
“Siamo a 60km dalla costa e la perturbazione è a 80 km da noi…”
Mezz’ora dopo, Soviet comunicò che la MuMi aveva scoperto la scomparsa della nave da guerra e che le vittime
della taverna erano i marinai e il comandante dell’imbarcazione.
Una voce imperiosa uscì dalla radio.
“Qui comando Milizia Costiera a MV GP105. Dove siete?! Chi siete?!”
“Non rispondere!” urlò larth a Soviet. “Altrimenti ci individuano e localizzano…”
Pochi minuti dopo la stessa voce ordinò a tutte le imbarcazioni di rientrare immediatamente ai porti.
“Tutti coloro che non volgeranno la prua verso terra saranno considerati soggetti ostili e affondati!”
“Ora!” disse larth, dando tutta forza ai motori. “Abbiamo si e no mezz’ora di tempo!”
I motori sobbalzarono, rispondendo ai comandi del “comandante”. Sottocoperta gli etno furono sballottati
dall’improvviso cambio di marcia.
La voce alla radio ordinò al battello che ora filava a 35 nodi, di fermarsi immediatamente. ” Sarete
immediatamente affondati!”
“Fottiti compagno!” urlò nel microfono Soviet chiudendo la conversazione.
“Siamo a 60 km dalla perturbazione…Considerando che noi viaggiamo a 35 nodi e lei a 15,
saremo dentro fra quaranta minuti…Se hanno i jet a portata di mano…”
“Se hanno i jet a portata di mano…?” chiese Der preoccupato.
“Saremo fottuti…”
Larth ordinò agli etno sottocoperta di andare a poppa a rafforzare i legami ai cavalli e distendere
delle coperte per terra, in modo che non scivolassero.
“Quale sarà il tempo di reazione?” chiese Max.
“Dieci minuti per portare gli aerei sulla pista e scaldare i motori, due tre minuti per la partenza e arrivare in quota e cinque sei minuti per averli addosso…”
“Totale 17-19 minuti…” disse Soviet.
Alle 1.25 larth osservò, sullo schermo radar, due puntini prendere
quota.
“Sono in ritardo…Forse con un po’ di fortuna ce la facciamo…”
Il mare iniziò a incresparsi, mentre la nave sollevava montagne di spruzzi.
Soviet controllò il monitor. “Si stanno avvicinando…”
Larth con una decisione fulminea spense tutte le apparecchiature elettroniche e le luci. Virò leggermente verso nord-ovest. Mise al minimo i motori. grandi scrosci di acqua investirono la nave.
“La pioggia!!” disse sollevato larth.
Davanti a loro il buio era totale, rotto solo dai lampi e fulmini.
Le onde aumentarono, sollevando la prua e facendola ricadere pesantemente. Sotto, gli etno si arreggevano con tutte le forze ai passamano, mentre i loro stomaci erano sottosopra.
“Ora non resta che pregare…” disse larth.
Un minuto dopo due jet passarono a due miglia da loro.. Ma i radar disturbati dai violenti piovaschi non localizzarono il mezzo navale.
“Qui Charlie a base!” comunicò il pilota. “Non si vedono. Si devono essere infilati dentro la perturbazione…Hanno spento radar e ogni fonte di emissione…”
“Ok! Fate un altro passaggio e tornate alla base!”
“Ok. Ricevuto!”
Nella motovedetta, si consumarono lunghi ed infiniti secondi di tensione.
Anche il secondo passaggio non ebbe seguito. I jet tornarono verso est.
“Ce l’abbiamo fatta?” chiese Der.
“Sì, ma ora prepariamoci a ballare…”

Per due ore la nave navigò nel cuore della bufera. Poi i venti iniziarono a placarsi. Anche la pioggia
diminui d’intensità.
Alle quattro del mattino, una calma irreale aveva sostituito i boati della tempesta.
Sul mare gravava ora una fitta nebbia. Larth fece il punto. “Siamo fuori dalla portata dei loro radar.
Abbiamo percorso 150 miglia in direzione Ovest-Nord. Larth dette tutta forza ai motori, virando verso Nord.
“Siamo a 90 miglia dalla costa svedese!”
Da sottocoperta iniziarono a salire sulla plancia gli etno che erano rimasti sotto. Parevano fantasmi:
il volto livido e verdastro, gli occhi cerchiati e le labbra riarse.
“Buongiorno, camerati!” disse larth. “Tutto bene sotto?!”
“Fanculo…” rispose con un filo di voce Totila.
“Tranquilli, il peggio è passato…” disse larth.
“Finalmente una buona notizia…” esclamò Halexandra, mezza morta. “Vado a fare un po’ di caffè…
Ne abbiamo tutti bisogno…” La nave ora filava, fendendo le acque calme e grigie.
Jena e Totila andarono a poppa a controllare i cavalli.
Alle 8 del mattino, larth, dopo essersi riposato per un paio d’ore, riprese il comando della nave, lasciato a Soviet.
“Tutto a posto?” chiese.
“Sì, nessuna presenza ostile…Siamo a 60 miglia dalla costa e a 100 miglia da Stroemsbruck!”.
“Bene, ancora un paio d’ore e giungeremo a destinazione…” disse larth.
In quel momento Ken, che aveva sostituito Soviet alla radio, annunciò: ” Camerati! pare che fra poco ci sarà
un discorso alla radio e alla TV da parte di Tsirhc, destinato al Mondo…”
“E che diavolo avrà da dire?” chiese Green.
“E chi lo sa?!” rispose Patriota.
“Il discorso inizierà alle ore 10 locali!” aggiunse Ken.
“E noi lo ascolteremo. Non possiamo mica fargli uno sgarbo…Siamo persone educate, noi…” disse ridendo Max.
La navigazione continuò tranquilla. Di fronte a loro il radar non segnalò ostacoli nè presenze sospette,
solo la nebbia, teneva alta la tensione. Ognuno temeva di veder apparire da un momento all’altro un pericolo.
Alle 10 la fitta coltre grigia iniziò lentamente a diradarsi. La nave virò verso la costa.
L’annunciatore di Radio Mondo annunciò con enfasi e emozione il messaggio del Capo del Governo Mondiale.

Messaggio al mondo di Tsirhc

La Compagnia di accalcò nella plancia per sentire il discorso.
Dopo l ‘enfatica e stentorea introduzione dello speaker, una voce suadente e vellutata iniziò a parlare.
glorificando e magnificando i successi del Governo Mondiale : la costruzione della Pace, il consolidamento
della Democrazia, l’esportazione della Felicità ed tutti gli altri risultati magnifici e progressivi.
Poi il tono di voce si fece cupo e grave: ” Ma c’è ancora nel Mondo chi cova rancore e odio verso il Governo
e la Democrazia, verso il Bene. Ci sono genti malvagie e ingrate nell’Europa del Nord che sobillano
altre genti alla ribellione. Pochi terroristi che presto saranno liquidati.
A breve una grande operazione umanitaria estirperà questo cancro reazionario e porterà la felicità ,
la concordia e la democrazia anche in quelle terre. Solo allora ci sarà il trionfo definitivo
della Pace e dell’Amore.
Solo allora saremo un solo popolo . E solo allora apparterremo alla sola unica razza che esiste:
quella Umana!
Un’altra cosa, cari compagni e fratelli, abbiamo da riferirvi. Notizie che ci hanno profondamente
rattristato il cuore e l’animo.
Ci hanno riferito che una banda di sciagurati terroristi provenienti dal Governatorato della 78a Stella degli SUM,
ex Italia, approfittando della nostra bontà e benevolenza, è fuggita due mesi fa da un CRM, dove era stata
destinata al Pentimento e alla Rieducazione.
Ebbene, questi esseri malvagi e privi di scrupoli si sono diretti verso Nord, lasciando dietro di sé, una
lunga scia di distruzioni e di sangue innocente.
Tre avvenimenti ci hanno profondamente addolorato: l’uccisione dell’ eroe della Guerra Globale,
il valoroso Generale dell’Armata della Pace John Burak Oboma e della sua scorta; la distruzione, il massacro
di molti scienziati nella Fattoria dell’Amore di Skrunda e l’orribile strage dell’equipaggio della
Motovedetta GP105!
Questi crimini orrendi – e qui la sua voce si fece stridula e metallica – questi cani rabbiosi,
li pagheranno cari. La mano della legge universale li colpirà e li schiaccerà, ovunque essi siano!
Poi il Tsirhc terminò con la solita voce suadente il suo discorso, ringraziando tutti i Governatori
mondiali, le Forze di Sicurezza e l’Umanità. Infine il saluto di prammatica:
” Pace, Amore, Felicità e Fratellanza al Mondo intero.”
Seguirono le lodi delle massime istituzioni al discorso del capo del GoMo, in particolare furono
apprezzate e sottolineate quelle del Reverendo M’Bongo, del Papa riformato Francesco III e quelle del
Reverendo Moon III°, i massimi esponenti della Religione Universale Unificata.
“Tsirhc c’è l’ha con noi!”, disse ridendo, Der.
“Sapesse quanto ce l’abbiamo noi con lui…” , replicò Max.
Intanto la motovedetta scivolava sulle acque del Baltico verso Nord. La meta era ormai vicina!

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