Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro 13a Puntata

Il Prigioniero e la Profezia
Gli etno circondarono l’uomo. Aveva una divisa color turchino. Un giubbotto stretto alla vita e numerosi distintivi; un foulard di seta bianca e una camicia marroncina; pantaloni turchini che finivarno dentro degli scarponi anfibi neri e lucidissimi di foggia americana. Sulla testa portava una bustina con quattro stelle.
L’uomo era un mulatto sulla quarantina d’anni, alto e robusto.
“Come ti chiami?” chiese Max.
“Sono il Commissario Generale John B. Oboma ” disse l’uomo.
“Dai documenti risulta un ibrido di categoria A. Madre americana e padre congolese”, disse Der che controllava i documenti nella borsa.
“Dunque un perfetto rappresentante della nuova umanità voluta dai Pupari…” disse ridendo Ken.
“Cazzo! ma qui dentro ci sono documenti importantissimi !!!” riprese Der, leggendo i fogli che aveva preso dalla borsa .” Questo tizio è il comandante del Fronte Nord. E’ colui che è stato nominato dal
Governo Mondiale per schiacciare la Resistenza del Nord. Qui ci sono i piani dell’offensiva che dovrà scattare fra qualche settimana!!! Si chiamerà operazione ‘Aurora di Pace e Libertà‘.
Nei piani sono previsti bombardamenti nucleari e l’annientamento totale di ogni resistenza. Poi, c’è un’altra notizia terribile.
Fra sei settimane inizierà l’Operazione ‘ Mandela’ che prevede la distruzione e l’annichilimento di tutte le ‘Riserve’ e i ‘Campi’ in Europa. Temono sollevazioni dei devianti, pertanto hanno deciso di eliminare qualsiasi forma di dissenso e resistenza.”
“Mio Dio!” esclamò Guelfo “Cosa ne sarà dei nostri fratelli?!”.
Il prigioniero abbassò gli occhi, ma Green, ponendo la canna del suo mitra sotto il mento gli alzò la testa, costringendolo ad incontrare gli sguardi pieni di rabbia degli etno.
“Sentite qui: c’è un documento ‘Urgentissimo-Segretissimo’ che ci riguarda continuò Der preso dalla lettura dei fogli:
Priorità Assoluta:
Al Comando Generale Psicopol e al Comando
Generale della Milizia Multietnica .
Ci risulta che una banda di terroristi fuggiti dal Centro di Rieducazione Mentale n°17 nel del Governatorato della 78 Stella degli SUM ex-Italia, dopo aver attraversato le Alpi e la Germania,
uccidendo molti fratelli combattenti dell’ Armata dell’Amore e della Pace, cerca di dirigersi verso la Scandinavia.
L’ordine è ASSOLUTO e CATEGORICO: devono essere intercettati e annientati.
A tale proposito tutte le Forze di Sicurezza dovranno cooperare per la riuscita di questa operazione.
Dal Quartier Generale del Governo Mondiale, la cattura di questa banda è
considerata VITALE per le sorti e la tenuta della Democrazia e della Pace.
Si allegano foto e notizie sui terroristi criminali.
Firmato: Commissariato Generale per la Sicurezza Mondiale.”
“Ma siamo noi! Siamo diventati famosi!” Esclamò Jena, ridendo come un bambino.
Max si avvicinò all’uomo e gli chiese: “Per quale ragione siamo considerati così pericolosi? Parla!”
L’uomo balbettò :” E’ la Profezia!”
“Quale profezia?!” chiese Green con la canna del mitra sulla gola del prigioniero.
“La Profezia di Moona ‘Nkamba, la moglie africana del Governatore Mondiale della 77a Stella degli SUM, ex Francia, Merdozy.
Tutte le sue profezie si sono avverate, ed è molto ascoltata… Ma l’ultima ha spaventato, il Governo Mondialista: parla di un branco di lupi fuggiti dal loro recinto e che, dopo aver attraversato valli, colline, montagne e fiumi, arriveranno al grande Nord fra nevi e foreste e da lì, porteranno la rovina nel nostro modo di Pace e Amore.”
Gli etno si guardarono in silenzio. Solo Totila canticchiò:
They came from the hills
And they came from the valleys and the plains
They struggled in the cold
In the heat and the snow and in the rain
Came to hear him play
Play their minds away…

Guelfo lo guardò, sorridendo: “Pare che siamo proprio noi…”
Der continuò nella lettura. Dai documenti si evinceva che da lì al Baltico sarebbe stato difficile passare
attraverso le maglie delle Forze di Sicurezza mondialiste, ma Max tagliò corto:
“Abbiamo una missione da compiere. E poi dalla nostra abbiamo la Voce e la Profezia“, disse con un sorriso, “quindi in sella ed andiamocene!”
Der pensò al prigioniero: un colpo alla nuca e il generale cadde a terra senza un lamento. Nei camion furono raccolti dei lanciarazzi simili agli Rpg, delle radio trasmittenti e una navigatore satellitare.
Poi i corpi dei miliziani e del generale furono caricati nei camion e nel fuoristrada, cosparsi di benzina e dati alle fiamme.
Mentre alte nuvole di fumo nero si alzavano dalla strada, la Compagnia si addentrò nella foresta.
Direzione Ovest. Verso il Baltico.

Verso il Baltico!
La Compagnia si gettò lungo il sentiero della foresta, verso Ovest. Gli etno sapevano che appena fosse stato scoperto l’agguato alla taverna, sarebbe scoppiato l’inferno.
Cavalcarono per un paio d’ore. Poi, durante una sosta, Max accese le radiotrasmittenti trafugate ai miliziani. Si sintonizzò sulle lunghezze d’onda della MuMi. Voci concitate urlavano ordini e chiedevano l’intervento immediato di elicotteri e uomini per un rastrellamento nelle foreste intorno al luogo del massacro.
La notizia, a quanto parve a tutti, era arrivata ai massimi vertici del Governo Mondiale. Tsirhc in persona aveva ordinato di catturare e annientare i “cani rabbiosi ” ad ogni costo.
“L’abbiamo fatta grossa”, disse Max. “Ora saranno cazzi nostri. In sella! Battiamocela!”.
La Compagnia ripartì di gran carriera, ma nelle vicinanze si sentiva già il ronzio degli elicotteri Kobra. Anche un paio di jet era passato sopra le loro teste.
Poco dopo, scoppi di bombe al napalm bloccarono la fuga degli etno. Un elicottero cominciò a volteggiare sopra le loro teste, sparando raffiche di mitra. Gli uomini si gettarono in un canalone. Soviet imbracciò l’Rpg e mirò al Kobra. Il razzo partì, colpendo il veivolo che cominciò a roteare su se stesso fino a sfracellarsi al suolo e alzando alte fiamme e nuvole di fumo nero.
“Via!” ordinò Max. “Ora li avremo addosso!” Fatti trecento metri, gli etno videro i commando della MuMi che attraverso lunghe funi stavano calandosi dagli eli-trasporti tra gli alti abeti. Stavano per essere circondati.
Der si guardò intorno. Sulla sua sinistra un fossato, abbastanza ripido. In fondo scorreva un ruscello: “per di qua, presto!” urlò. Gli etno scesero da cavallo, rotolando per una decina di metri, insieme ai cavalli sul fondo.
Fu lì che Soviet sentì di nuovo la Voce.
“Fermi!” urlò. “Ho udito la voce! Mi ha detto di seguire il ruscello in direzione Est fino a che non arriveremo ad una radura dove c’è una grande pietra.”
“E’ pazzo! Ha battuto la testa rotolando!” -disse Langbard.
” Ora sente le voci…Fra poco dirà di essere Jeanne d’Arc…” commentò Ken.
“Morire per morire, seguiamo il consiglio del pazzo…”, rispose Max.
Con Soviet in testa, dopo una mezz’ora fra scoppi e incendi, arrivarono ad una radura, dove sorgeva una grande pietra coperta di muschio.
“E ora cosa facciamo?”, chiese Langbard a Soviet.
“Non lo so!” rispose l’ex spetsnatz.
“Quasi, quasi gli sparo!”, rispose Langbard, non sapendo se piangere o se ridere..
In quel momento tre uomini completamente mimetizzati con del fogliame e arbusti entrarono nella radura.
Gli etno puntarono i mitra intimando di fermarsi.
Uno di loro si scoprì il volto e :” Siamo i Fratelli della Foresta. Seguiteci, se non volete morire.”
Gli etno, viste le circostanze, avendo poco da scegliere, decisero di seguire i tre guerriglieri.
Sopra di loro le esplosioni aumentarono. Sentirono anche il sibilo di numerosi jet in arrivo. “Presto!” disse uno dei tre uomini. Entrarono in un tunnel la cui entrata era coperta da frasche. I guerriglieri chiusero con un certo sforzo, una porta blindata. Poi li guidarono, lungo un corridoio in discesa scavato nella terra senza fare una parola.
Fratelli della Foresta? Spero non nel senso di massoni della foresta” bisbigliò Der a Guelfo, facendolo sorridere.
Arrivarono ad un’altra porta blindata porta. La compagnia si trovò in una vasta sala il cui soffitto era puntellato da enormi blocchi di pietra. La luce era fioca. C’erano delle candele in mezzo ad un tavolo fatto di assi. Alcuni uomini stavano studiando delle carte. Di tanto in tanto le esplosioni facevano cadere del terriccio dall’alto.
I guerriglieri parlarono con un uomo che parve il comandante.
“Benvenuti. Mi chiamo Stanis e sono il responsabile di questo distaccamento. Avete combinato un bel casino…Voi, a quanto pare siete ‘i cani rabbiosi‘ che hanno ucciso il generale Oboma. Sbaglio?”
“Esatto, comandante Stanis” disse Max.
“Piacere di conoscervi, anche se avrei preferito che questo inferno lo aveste scatenato in qualche altra zona…Non proprio sopra a noi…” disse ridendo il lituano.
Poi spiegò loro che il luogo dove si trovavano faceva parte di un sistema di fortificazioni sotterrane e e bunker che risaliva alla 2a GM ed era stato usato dai partigiani lituani anticomunisti fino agli anni ’50.
Disse anche che i rifugi non erano mai stati trovati dai sovietici.
“Oggi sono la salvezza di noi ribelli. Da qui attacchiamo i multietnici lungo le strade e dove hanno presidii
e poi ci rifugiamo qui. Oggi siete stati fortunati a capitare sopra di noi. Altrimenti…”
Max ringraziò Stanis a nome della Compagnia.
“Abbiamo sentito parlare di voi attraverso le comunicazioni della MuMi. Siete ricercatissimi. Fortunatamente i miei uomini vi hanno trovati…”, disse il capo partigiano.
“Veramente siamo stati noi a trovare i vostri uomini. Stavamo per andare in direzione opposta. Poi, una Voce…ehm, una voce da dentro mi ha suggerito di venire da questa parte”.
“Capisco… una voce dite?” rispose il comandante guardando perplesso Max.
Stanis ordinò ai suoi uomini qualcosa. Andò verso gli etno e: “so che avete una… missione da compiere. Non voglio trattenervi. Ma ora dobbiamo far terminare questa bolgia. Abbiamo eliminato dodici prigionieri multietnici, fra cui una donna. I miei uomini li stanno portando fuori nella foresta. Insieme a loro una mezza dozzina di ronzini. Poi li cospargeremo di napalm e gli daremo fuoco. I corpi saranno irriconoscibili. Penseranno che siate voi.
Questa messinscena, spero, convincerà le forze del Governo Mondiale di avervi annientati. Subito dopo, questo casino terminerà sicuramente. Allenteranno la morsa. Ora seguitemi nella sala comando. Attenderemo che le radio nemiche diano la notizia della vostra eliminazione. Dopodiché potrete proseguire la vostra missione”.
Gli etno ringraziarono Stanis e si congratularono per lo stratagemma.
Passarono alcune ore. Finalmente arrivò la comunicazione tanto attesa. Un reparto multietnico, annunciò al Comando il ritrovamento di dodici cadaveri e di di alcuni cavalli, carbonizzati. La notizia fu trasmessa con enfasi. Immediatamente dopo le comunicazioni multietniche, sembrarono impazzite. Tutti parlavano con tutti e tutti si congratulavano con tutti per l’annientamento della Compagnia.
“Ci sono cascati”, disse Stanis. ” Non appena sarà l’alba, potrete ripartire tranquilli”.
Gli etno attesero il nuovo giorno.
Il comandante dei ribelli lituani accompagnò la Compagnia verso un’uscita del rifugio.
Fuori il rumore della battaglia era svanito. L’eterno silenzio della grande foresta, interrotto solo dal canto degli uccelli, aveva ripreso il sopravvento.
“I miei uomini vi mostreranno la strada. Buona fortuna camerati!”
“Anche a voi, Comandante. Ci rivedremo in tempi migliori” disse Max.
“Me lo auguro”, rispose Stanis. “Tutto dipenderà da…voi”.
Gli etno ringraziarono nuovamente e sparirono al galoppo fra gli alberi.
Marciarono tutta la notte.
Il giorno successivo dopo una breve sosta ripresero il cammino verso il mare.
le radio dei mondialisti dettero enfaticamente notizia che la Compagnia era stata incenerita.
Sbagliavano.
Era il 14 Agosto

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