Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro. 12a Puntata

Sapete come si chiamava un tempo questo posto?” Chiese Max. Tutti risposero negativamente.
“Un tempo questo luogo si chiamava Rastemburg!”

La Wolfschanze e il sogno di Soviet

Gli etno continuarono a seguire i binari della vecchia ferrovia e giunsero nell’area della ‘Wolfschanze’.
Era quasi notte. I cavalieri si aggirarono fra le rovine dei bunker in silenzio, poi, Max si fermò e scese da cavallo.
“Stanotte sosteremo qui”. Gli etno scesero dalle loro cavalcature. Alcuni di loro cercarono un po’ di
legna e accesero un fuoco. Dopo aver consumato una parca cena, parlarono, alla luce del fuoco, della ‘Tana del Lupo’, dell’attentato del 20 Luglio, della visita di Mussolini e di altri avvenimenti storici.
Sentivano attorno a sé aleggiare la Storia. Una Storia grande e terribile. Il luogo emanava un fascino e una forza indefinibile, ma palpabile.
Poi, presi dalla stanchezza, presi i sacchi a pelo, si coricarono all’interno di un bunker. Max, non comandò nessun turno di guardia, quasi fosse sicuro che fra quelle rovine, presenze indefinibili avrebbero vegliato sulla Compagnia. In pochi attimi si addormentarono.

La mattina seguente si svegliarono quasi tutti insieme. Un sole splendido illuminava una giornata tersa e azzurra. Intorno a loro solo il canto degli uccelli e una leggera brezza che muoveva dolcemente i rami degli alberi. Il sonno era stato profondo e ristoratore. Sentivano addosso una forza e una determinazione che non avevano mai avuto prima. Sembrava che il luogo li avesse caricati di energie positive. Tutti avevano sognato qualcosa, ma la maggior parte non ricordava. Solo Soviet ebbe ben presente il sogno. Dopo che Halexandra e Totila ebbero preparato una caraffa di caffè caldo, ex-spetsnatz, iniziò a parlare:
“Ascoltate: eravamo in una pianura quando siamo stati attaccati dai miliziani. La nostra situazione era disperata. Stavano per per annientarci. Improvvisamente ho sentito una voce profonda, imperiosa, ma allo stesso tempo rassicurante che ci ha indicato una via di uscita.
Siamo riusciti a fuggire, ma non solo. Siamo anche venuti in possesso di una preziosa carta; ma su questo particolare non ricordo granché. In seguito siamo arrivati sulla riva di un grande mare.
Volevamo attraversarlo, ma non avevamo nessun mezzo per farlo. Dovevamo, perché alle spalle il nemico ci stava cercando. Abbiamo camminato lungo la spiaggia, verso Nord, fino a che abbiamo
trovato un drakkar arenato. Dopo molti sforzi siamo riusciti a metterlo in mare. Abbiamo navigato per due giorni e due notti finché siamo arrivati in una terra coperta di foreste. Ci siamo inoltrati verso
l’interno e abbiamo raggiunto un castello. Qui siamo stati accolti da undici bellissime damigelle dai capelli raccolti in lunghe trecce e da un guerriero. Ci hanno versato
nelle coppe una bevanda dolcissima che ci ha tolto la stanchezza e rallegrato il cuore.
Poi la voce ci ha incitato a tornare in battaglia. Abbiamo attraversato un vasto mare e siamo arrivati in una terra ostile e inospitale. Siamo penetrati dentro una caverna dove abbiamo affrontato sette terribili serpenti. Infine ci è apparso un immondo dragone rosso. Poi il sogno si fa confuso. Ho visto una lunga teoria di cavalieri, contadini, soldati, martiri della Fede…
Tutti ci guardavano muti e tristi. Poi non so cosa accadde non ricordo. Ma ricordo che alla fine la voce ci disse: quando ritornerete alle vostre case, ricordatevi di costruire un castello, e dentro il castello una sala, e dentro la sala porrete una grande tavola rotonda ed ogni anno vi ritroverete per parlare, per ricordare questi giorni e per vegliare. Dopo di voi verranno coloro che voi riterrete degni di prendere il vostro posto.
Finché la vostra Compagnia durerà e si perpetuerà nel tempo, le forze delle tenebre rimarranno incatenate negli inferi”.
Poi la voce si affievolì e scomparve ed io mi sono svegliato.
Gli etno ascoltarono affascinati il sogno di Soviet.

Le Paludi della Morte

Dopo aver udito le parole dell’ex spetznatz , gli etno cercarono interpretare il sogno.
Tuttavia qualunque fosse il senso, una cosa era certa: ognuno di loro sentì dentro di sé maturare la consapevolezza di essere lo strumento del Destino che avrebbe dovuto compiersi.
Dopo aver radunato le loro cose ed averle caricate sui cavalli, montarono in sella. Quella notte era accaduto qualcosa di misterioso nei
loro cuori e nei loro animi. Una forza e una determinazione sconosciute ora li stavano animando.

Max dette un’occhiata alle carte. “Andiamo a Nord?” chiese Patriota. “No, proseguiamo ancora verso est attraverso le paludi. Poi a Nord.” rispose Max. Andremo in direzione dei Laghi Masuri e poi verso Suwalki. Dopo entreremo in territorio lituano e quindi verso il Baltico, sperando di
trovare il…drakkar …” disse guardando Soviet.
Era l’8 Agosto. La compagnia attraversò strade costeggiate da folte foreste. Si addentrò in un territorio paludoso ed inospitale. Quando arrivarono in prossimità del lago di Mamry, un’orrendo fetore di morte e di acqua putrida li raggiunse. Più si avvicinavano e più l’odore nauseabondo ed insopportabile aumentava. Max ordinò di alzare i foulards che portavano al collo dopo avergli impregnati con dell’essenza che Halexandra portava con sè.
Si fermarono. Lungo la strada. Davanti a loro due camion stavano scaricando qualcosa. Max e Der scesero da cavallo e dietro una siepe, videro che alcuni uomini incatenati stavano scaricando dal camion decine di corpi.
Quattro miliziani con delle maschere sul volto, probabilmente ibridi li controllavano con i fucili spianati.
“Ma che cazzo stanno facendo?” chiese Max. “Scaricano quei corpi e li buttano nella palude” rispose Der,
” ma per saperlo bisognerebbe interrogare quei guardiani…Credi si possa fare?”
“Chiama Ken, Patriota, Soviet e Totila. Strisciate verso di loro e catturatene un paio vivi. Quando sarete vicini, Soviet e Totila faranno secchi gli altri.”
Der, Ken e Patriota, correndo piegati e riparati dalla vegetazione si avvicinarono ai due pesanti mezzi e si appiattirono a terra. Soviet e Totila con due colpi a testa fecero secchi quattro guardiani. Der e gli altri etno balzarono sui due superstiti e li colpirono alla testa, addormentandoli, fra lo stupore dei
prigionieri. Der fece un segnale e il resto della compagnia giunse in pochi attimi.
Soviet interrogò gli uomini incatenati: erano baltici refrattari, costretti a scaricare i corpi dei loro compagni uccisi o morti in un grande Campo di Rieducazione Politica nei pressi di Suwalki. Furono liberati. Vennero tolte le armi ai miliziani e date a loro.
“Ora potete cominciare a resistere” disse loro, Max.
Intanto i due guardiani furono risvegliati usando del fuoco…Raccontarono terrorizzati che portavano i cadaveri nei laghi per ordini del Comando della Milizia Multietnica Baltica.
Dissero che nel Campo c’erano stati migliaia di morti per una epidemia tifoidea e non c’era il tempo di seppellirli. Quindi dovevano essere gettati nella grande palude.
Dissero, ancora, che la loro unità era stata allertata per controllare le strade verso il Baltico. C’erano voci che un ‘branco di cani rabbiosi’ devianti venuti da lontano stava per passare il fronte…
Der e Ken li finirono.
Max guardò la palude. Uno spettacolo orrendo apparve davanti ai loro occhi. Centinaia di corpi in putrefazione galleggiavano gonfi e informi nelle acque. Guelfo si fece il segno della croce e pregò sottovoce per quelle anime.
Der chiese ai baltici liberati se le strade fossero libere. Uno di loro, il capo disse che da lì fino a Suwalki non c’era alcun pericolo.
Max fece cenno di sì a Der che fece segno di salire sui camion. Sarebbero andati avanti con i due mezzi dei multietnici. I cavalli furono fatti salire sul primo camion e gli etno salirono
sul secondo. Un altro centinaio di km risparmiati.
Superata Suwalki e il confine polacco, dopo aver salutato i baltici che si dettero subito alla macchia, la Compagnia entrò in Lituania, direzione: Marjiapole. Qui abbandonarono i mezzi e proseguirono
a cavallo, in direzione di Kaunas. Da lì si sarebbero diretti verso ovest. Verso l’agognato Baltico!
Era il 9 Agosto, quando, dopo aver dormito nella foresta, ripresero il cammino. Costeggiarono una grande strada, trafficatissima da mezzi militari, Dovettero aspettare una buona oretta prima di poterla
attraversare e rientrare nella fitta vegetazione oltre la strada.
Incontrarono un’altra strada che tagliava i boschi, ma questa non era frequentata. Totila che era in testa notò però un
gruppo di macchine ferme a quella che sembrava una taverna. Preso il binocolo osservò la zona: vide due camion con una trentina di
miliziani e un fuoristrada, nero fiammante. Sul muso due bandiere rosse con una stella a cinque punte gialla. Sui camions lo stemma della famigerata Divisione 666 “Shaytan”, una formazione di elite delle forze mondialiste.
“Merda! deve essere un pezzo grosso”, disse l’etno
” Già!” rispose Max che a sua volta si era messo a scrutare con il binocolo il fabbricato.
“Un’occasione così non capita tutti i giorni…! disse Der. “Che ne direste di andare a vedere di chi si tratta?”
“Soviet e Totila ci copriranno tirando da lontano. Langbard e Jena con l’MG falceranno i miliziani seduti ai tavoli fuori. Der, Larth, Guelfo, Green, Ken, Halexandra ed io, arriveremo sul retro e faremo irruzione nella taverna. Tutto dovrà essere
fatto nello stesso istante. Totila e Soviet faranno secchi i primi miliziani, contemporaneamente l’ MG
colpirà quelli seduti fuori e noi entreremo nella taverna. La sorpresa dovrà essere totale. Per sparare, aspettate di vederci sul retro della casa e aspettate il segnale luminoso che vi farò con lo specchietto. Intesi?!”
Soviet e Totila si appostarono dietro degli alberi. “Ultimo” e Jena sistemarono l’MG lungo la strada, nascosti
da alcuni cespugli, perpendicolarmente la taverna, ma in posizione leggermente sopraelevata. Max e gli altri, provenendo dal bosco giunsero sul retro della taverna. Alle 10,30 precise, dopo aver ricevuto il segnale luminoso, Totila e Soviet colpirono i primi due miliziani.
Diversi altri caddero uccisi o feriti dalle prime micidiali sventagliate dell’MG. Der entrò nella taverna per primo colpendo con la katana quelle che sembravano due guardie del corpo. Max e Ken ne uccisero altri quattro.
La sorpresa fu totale.
Halexandra , Guelfo e Green colpirono i miliziani che fuori dal locale, sparavano verso la foresta,
nascosti dietro i camion o messisi al riparo dietro il muro della taverna.
L’operazione era durata una manciata di minuti. Gli etno, come si sarebbero accorti poco dopo, avevano messo le mani su un pezzo grosso e su una borsa che il prigioniero tentò disperatamente, nella concitazione, di gettare nel fuoco del caminetto, fallendo, però, nell’intento.

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