Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro. 10a Puntata

Nelle Foreste del Fichtelgebirge. La battaglia.

Dopo un paio d’ore la Compagnia giunse ai margini della grande foresta.
Max individuò un sentiero segnato sulle sue carte e, insieme ai compagni si inoltrò, avanzando nell’oscurità.
Un’ora dopo giunsero a quello che sembrava un rifugio.
“Hic manebimus optime!”, disse Guelfo Nero, inzuppato di pioggia.
Entrarono nella casa di legno. Dentro c’erano delle brande , un grande camino e
una grande tavola fatta di assi con intorno delle panche. Ken e Jena accesero subito il fuoco.
Erano fradici e avevano bisogno di asciugare gli abiti.
Si tolsero i vestiti. Anche Halexandra.
Il che suscitò grida di approvazione e fischi di ammirazione.
“Che scemi!”, fu il commento della ragazza.
Nel frattempo Larth e Green che erano rimasti fuori a legare i cavalli, rientrarono portando
con sé dei grossi pezzi di manzo. “Questi li abbiamo presi nella stalla. Stasera bistecche alla griglia!”,
disse larth. Un “hurrah!”, accolse la proposta.
Asciugati gli abiti al fuoco, gli etno appoggiarono sulla brace vivace la grande griglia che giaceva vicino al caminetto. Larth aveva diviso i pezzi di carne in tredici bistecche, poi le mise sul fuoco.
Halexandra e Patriota disposero le scodelle e i bicchieri di metallo sulla tavola.
“Ci vorrebbero dei fiori”, disse la ragazza. “No”, disse Larth.
“Ci vorrebbe un bel fiasco di Chianti! Ah! ah! ah!”
“Ho qualcosa per voi”, intervenne Der, togliendo dalla sacca una bottiglia di liquore alla Genziana, dono dei Werwolfe.
“Non sarà Chianti, ma alla fine della cena sarà utile”.
Gli etno affamati, azzannarono la carne come lupi. Al termine riempirono i bicchieri con il liquore che aveva offerto Der. Dopo aver brindato all’Imperatore e alla riuscita dell’impresa, qualcuno iniziò a intonare un antico inno guerresco.
Un secondo giro di Genziana, rischiarò la voce dei fuggiaschi, e il coro divenne ancora più potente.
Prima di coricarsi, Max stabilì i turni di guardia di due ore ciascuno.
“Qui dovremmo essere al sicuro …” disse. “Ma meglio essere prudenti …”
L’ultimo, dalle quattro alle sei del mattino sarebbe spettato a Totila, Soviet

Alle quattro, Totila fu svegliato insieme agli altri. Ognuno di loro si diresse ai quattro lati della casa,
ad un centinaio di passi da essa. Fortunatamente aveva smesso di piovere e un provvidenziale vento aveva
spazzato via la bruma.
Intorno alle 5, Der udì dei rumori e un’imprecazione provenire dalla sua parte. Preso il binocolo ad infrarossi, vide diverse ombre rosse davanti a sé. Scivolò verso la postazione di Totila. Anche il lo “zio” aveva sentito e visto del movimento.
“Meglio dare l’allarme. Der, vai a svegliare tutti. Ho l’impressione che siamo circondati! Forse ieri sera abbiamo compiuto un’imprudenza ad accendere il fuoco. Qualcuno potrebbe aver visto il fumo…”
Der corse verso la casa, ed entrato, svegliò i compagni, avvertendoli del pericolo. In pochi minuti gli etno uscirono fuori e si disposero a cerchio, al riparo dei grossi alberi. I cavalli furono messi al sicuro dietro alcune rocce.
Max ordinò di aprire il fuoco solo al suo ordine. Nel frattempo scrutava il bosco. Una timida luce iniziava
a rischiarare la foresta. Max con il suo canocchiale ad infrarossi scrutava il terreno davanti a sè.
“Saranno un centinaio…Se cercano noi, venderemo cara la pelle.”
Totila e Soviet con i loro fucili da snipers osservavano le ombre avvicinarsi.
“Sono a duecento metri” disse Jena.
Der, dietro ad un grande tronco che giaceva a terra, affilava
la lama del suo pugnale su una pietra che portava con sé.
Gli assalitori si fermarono. Poi un urlo belluino dette loro l’ordine di assalto. I multietnici si gettarono in avanti vocianti e disordinatamente. Erano fatti. Pieni di coca.
Gli etno iniziarono a sparare: subito caddero i primi assalitori. Der, Totila e Soviet ad ogni colpo facevano centro. Ma i multietnici erano tanti…
Soviet, osservando nel mirino i miliziani si accorse di un tipo con la bandana rossa che incitava gli assalitori da dietro.
– Deve essere il capo. Vediamo… – penso fra sè. Ora la bandana era nel suo mirino. Un colpo e la testa insieme alla bandana esplose. Gli attaccanti ebbero un momento di sbandamento e di smarrimento. Si fermarono ed iniziarono l’assedio delle posizioni etno, colpendoli
con una pioggia di proiettili. Avevano messo in funzione un paio di mitragliatrici.
“Dobbiamo metterle a tacere!” urlò Max. Soviet con un balzo felino si arrampicò su un albero,
In pochi attimi era arrivato quasi in cima. “Li vedi?” urlò Totila. “Sì, ce li ho!” rispose Soviet.
Partirono quattro colpi e le mitragliatrici tacquero. I multietnici cercarono allora di avanzare urlando.
Mentre la situazione diventava sempre più critica , gli etno sentirono degli scoppi provenire da dietro i miliziani.
I mondialisti erano ora attaccati alle spalle. Moltissimi di loro, presi fra due fuochi, caddero a terra come
sacchi vuoti. Poi, iniziarono a sollevare le mani e si arresero. Max, osservando la scena con il binocolo, vide che i nuovi arrivati avevano il volto coperto da maschere di betulla:
“I Werwolfe!” urlò.
Gli etno uscirono dalle loro posizioni e si avvicinarono ai loro salvatori. Der si avviò verso quello che pareva il capo, e iniziò a parlargli.
L’uomo si tolse la maschera e strinse la mano a Der e Max. A quel punto i Werwolfe e gli etno fraternizzarono, abbracciandosi.
“Sistemiamo questi bastardi e poi seguiteci al nostro campo. Sarete nostri ospiti.” Disse Hans, il capo dei partigiani.
“Siete stati fortunati. Io e la mia squadra eravamo usciti di pattuglia quando abbiamo sentito gli spari…”
I prigionieri furono allineati e dopo un sommario interrogatorio, abbattuti. Furono raccolte armi, munizioni, radiotrasmittenti, documenti trovati loro addosso e furono fatti sparire i corpi.
“Non ritrovare i corpi dei loro compagni li terrorizza”, spiegò Hans agli ospiti. Al campo dei Wehrwolf, i fuggitivi , poterono fare un buon bagno e avere un cambio di indumenti. Le divise della MuMi furono
sostituite da giacconi mimetici “leopardo”, stivali al polpaccio, cinturoni e berretti mimetici che piacquero molto al gruppo. “Roba di prima qualità – disse Hans – “viene da un magazzino della Bundeswehr”. I cavalli furono ferrati e strigliati.
Lì appresero, dai documenti sequestrati, che il comando della Milizia della zona aveva iniziato una campagna di ricerca, e una ricca taglia pendeva sulle loro teste.

“Siete famosi”, disse Hans, ridendo,” vi chiamano la
‘banda dei cani rabbiosi’…
Un multietnico che abbiamo interrogato ci ha raccontato una curiosa storia che circola fra i mondialisti. Ha parlato di una profezia messa in giro dalla nuova moglie ugandese di Merdozy . Narra di un gruppo di devianti che sarebbe venuto dal Sud e che, strisciando, come un serpente velenoso avrebbe portato la rovina al mondo della Fratellanza e dell’Amore se non fosse stata fermata nel suo viaggio al Nord.”
“Forse la profezia parla di qualcun altro” si schernì Max.
“Be’, però la taglia è sulle vostre teste. Il multietnico accennava ad una banda di undici uomini e una donna. E voi, mi pare siate dodici…”
Poi Hans si offrì di condurre gli etno a Nord a bordo di un paio di camion. C’erano, disse, strade secondarie sicure, sotto il controllo dei Lupi Mannari.
Avrebbero potuto farsi trasportare verso Lipsia per un centinaio di km in poche ore e così facendo avrebbero risparmiato tre giorni di cavalcate.
La Compagnia accettò con entusiasmo e ringraziò Hans.

3 Comments

  1. La moglie ugandese di Merdozy rivela la visione che ha avuto: una compagnia di devianti metterà in pericolo il mondo della Fratellanza e dell’Amore se non sarà fermata.

  2. avvincente. mi piacerebbe trovare un ruolo per SE , una roba alla Gandalf

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*