Racconti fantastici

La Compagnia di Ferro 9a Puntata

La Cavalcata notturna


La Compagnia cavalcò tutta la notte al chiarore della luna
piena.
“Sub Luna Saltamus”, disse Totila a Guelfo Nero che gli
era al fianco.
“”Che?!” chiese, stupito, Guelfo.
“Niente…” rispose Totila. ” Il fatto è che talvolta riaffiorano alla mente i versi di qualche lontana canzone…Questi sono di una vecchia canzone di un gruppo svedese degli anni ’70 del secolo scorso:

“They came from the hills
And they came from the valleys and the plains
They struggled in the cold
In the heat and the snow and in the rain
Came to hear him play
Play their minds away…
They came from the south
From the west and the north and from the east
They waited for
the man…”
“Credo di conoscerla!”, disse Guelfo, che era un buon conoscitore di musica. ” E’ The Piper’…”
“Esatto…”, sorrise Totila.
La foresta del Fichtelgebirge era ancora lontana e verso Est , l’aurora dalle dita rosate, come la raffigurava Omero, stava rischiarando l’orizzonte quando giunsero in prossimità di un villaggio su cui si elevava una collina boscosa.
“Fermiamoci “, disse Max. “I cavalli sono sfiniti. Ripariamoci nel bosco sopra il villaggio”. Il sole stava sorgendo. Gli etno attraversarono un vasto prato e salirono sull’altura, inoltrandosi nella vegetazione. Non appena fra gli alberi, si gettarono a terra, incuranti dell’erba bagnata dalla guazza notturna.
Der si pose ai margini del bosco e con il binocolo iniziò a
scrutare l’orizzonte e il villaggio.
La sua attenzione fu richiamata da alcuni cupi rimbombi che provenivano da Sud. Girò il binocolo in quella direzione e vide innalzarsi lontane colonne di fumo.
“Stanno bombardando!”. Solo Max e Larth udirono le sue
parole. Gli altri si erano addormentati pesantemente.
“Maledizione! Ci sono degli elicotteri! Temo stiano venendo verso di noi…”,
disse Der.
Max prese il suo binocolo e lo diresse verso il punto che Der gli stava indicando. I puntini neri stavano
diventando sempre più grandi e venivano nella loro direzione.
In pochi minuti furono sopra il villaggio e cominciarono a
volteggiare come neri avvoltoi sopra le case. Poi lasciarono partire
dei razzi verso le abitazioni. Vi furono delle esplosioni violentissime.
Subito dopo si alzarono alte fiamme. Alcuni
abitanti cercarono la salvezza gettandosi nella strada, ma
da un elicottero entrò in azione una mitragliatrice a canne rotanti.
Una pioggia di poiettili maciullò i superstiti.. Poi il veivolo
si diresse verso il boschetto. Si fermò sopra gli alberi e lanciò
delle sventagliate di mitragliatrice a casaccio. Subito dopo,
si allontanò con gli altri.
La gragnuola di colpi tranciò e fracassò alcuni alberi.
Fortunatamente gli etno rimasero illesi, eccetto Totila.
Una scheggia di legno lo aveva colpito al sopracciglio e
la palpebra dell’occhio sinistro. Stava perdendo sangue.
Halexandra accorse con la sua cassetta di pronto soccorso e gli tamponò la ferita con una pomata emostatica.
“Anche l’occhio è leggermente ferito” disse la ragazza.
Gli fasciò la testa con della garza e applicò sull’occhio offeso
una benda nera.
“Bene”, disse Totila. ” Prima la ‘mansure’ , ora anche la benda
alla pirata”
“O alla Dayan…” disse ridendo Jena. Totila lo fulminò con l’occhio superstite.
Rimasti nascosti per circa un’ora, anche per il passaggio di un drone-killer, dopo l’attacco scesero verso il villaggio.
C’era una stalla, dove trovarono numerosi bovini morti;
ma c’era anche molto fieno per i cavalli.
Guelfo Nero, Halexandra ,Patriota, Green e Der
percorsero la strada principale in cerca di superstiti. Non ne trovarono.
Erano tutti morti. Guelfo e Patriota elevarono una preghiera per le loro anime.
Era ormai sera, quando gli etno decisero di ripartire. Dal cielo, incominciò a scendere una
pioggerellina fitta ed insistente. Rimontarono a cavallo.
In un paio d’ore sarebbero entrati nelle foreste del Fichtelgebirge.

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