Racconti fantastici

La Freccia Nera 5a puntata

Attentato la cui paternità addebitò a formazioni della sinistra comunista in odio a Berlusconi
e alle sue televisioni. «Ecco dove porta l’odio della sinistra verso il nostro amato Presidente…»
Mentre Fede era impegnato in questa filippica, un redattore gli allungò un foglio.
«Direttore, è la rivendicazione…»
Il Direttore dette una rapida scorsa poi lesse alcuni brandelli del testo.
«C’è una rivendicazione a nome di questa Freccia Nera, ma forse si tratta di un refuso, volevano
scrivere Freccia Rossa… Seguono alcune frasi farneticanti
contro la… “decerebrazione di massa”… boh?!… dicono che vogliono oscurare il Grande Fratello per
oscurarne cento… Ecco! qui c’è la prova della loro appartenenza politica: dicono che hanno usato un
razzo Qassam. Dunque è chiara la matrice terrorista di sinistra in collegamento ad Al Qaeda…»
Il comico-giornalista tentò di fare astrusi collegamenti fra gruppi anti-berlusconiani e terrorismo
mediorientale, ma si avvitò e perse il filo del discorso.
Seguì la lettura di alcuni lanci di agenzia con le prime dichiarazioni dei politici: Gasparri parlò di
attentato alla democrazia; Veltroni di attentato alla democrazia, ma anche, di attentato alla libertà dei
telespettatori.
In quell’istante, giunse la terribile notizia che altri tre qassam avevano raggiunto la Casa del GF.
Anche nello studio ci furono momenti di terrore: Sgarbi pallido come un lenzuolo espresse tutto il suo
sdegno e se la prese con il presidente Ahmadinejad.
Alba Parietti, sconvolta dalle immagini che provenivano dalla Casa, si morse inavvertitamente il
labbro inferiore, causandone lo scoppio. Il botto terrorizzò gli spettatori che corsero verso
le uscite o si gettarono a terra. Schizzi di silicone coprirono il volto, gli occhiali e i capelli di
Sgarbi, impedendo al critico di ravviarli con le sue famose dita a pettine.
Preso da una crisi di nervi minacciò di andarsene.Giunto all’uscita, cambiò idea e torno indietro,
imprecando contro la show girl. Luxuria, prestò le prime cure alla ferita.
La Casa del GF, fu fatta sgomberare per precauzione. Gli ospiti, accompagnati da uno stuolo di
psicologi, furono portati in una struttura segreta e riempiti di valium e lexotan. Lo show continuò dallo
studio con commenti e collegamenti con l’esterno ed altre reti.
Il paese fu investito da un’ondata di sdegno e indignazione. Milioni di persone, approfittando di
una pausa della trasmissione, scesero spontaneamente per le strade a manifestare contro il “terrorismo”.
In piazza del Popolo a Roma, un improvvisato comizio bipartisan, raccolse migliaia di persone.
«Siamo tre milioni!» urlò al microfono Ignazio La Russa.
«Siamo cinque milioni!» lo corresse Dario Franceschini. E così via in un crescendo delirante di cifre.
Al termine del comizio nella piazza, secondo gli oratori ci sarebbero dovuti essere un centinaio di
milioni di manifestanti.
Le manifestazioni cessarono d’incanto alle 19. Alle 20 ci sarebbe stato uno speciale a reti unificate
condotto da Costanzo, Santoro e Vespa sul criminale attentato, con collegamenti dallo studio di Cinecittà.
La Marcuzzi dette l’annuncio che il Ministero dei Lavori Pubblici e la Protezione Civile,
in quel momento stavano “schermando” la Casa con elementi dicemento armato e acciaio prefabbricati. Sopra il
tetto, colpito durante il giorno, ci sarebbe stata una tettoia-bunker capace di proteggere la Casa da
qualsiasi offesa. Assicurò i telespettatori che l’indomani i “dementi” sarebbero tornati nell’edificio.
Il giorno dopo, i sindacati, oltre ad aver proclamato uno sciopero nazionale, organizzarono dei “picchetti
democratici” intorno alla Casa. I politici, per non essere da meno, escogitarono una trovata.
Dissero che sarebbero saliti sulla tettoia protettiva e si sarebbero offerti ai Qassam come
“scudi umani”. Furono approntati dei tavolini e delle sedie, dove gli onorevoli davanti alle telecamere
si sedettero sorbendosi un caffè o un aperitivo, con alto sprezzo del pericolo.
Salirono a turno sulla tettoia, Fini, Schifani, Gasparri, Bersani, Veltroni, La Russa, Scajola, Fassino e
altri. «È un modo per far sapere ai terroristi che non abbiamo paura dei loro razzi!» disse Gasparri,
dimenticandosi però di dire che grazie a un sistema di radar mobili, loro, i politici, avrebbero avuto una
ventina di secondi di tempo per scendere, prima di essere raggiunti dai missili. Tuttavia i media, tessero
le lodi e si prodigarono in elogi sperticati sul coraggio dei deputati.
Il “coraggio” dimostrato dai politici volle essere imitato anche da altre categorie di vip. Ci fu una
corsa da parte di intellettuali, gente dello spettacolo, cioè da nani, puttane e ballerine, su quella che fu
chiamata pomposamente “la Tettoia del Coraggio”, per mostrarsi alle telecamere mentre prendevano un
caffè, incuranti del pericolo e della morte.
Ma non tutto andò per il verso giusto.
Il 13 febbraio, salirono sulla terrazza di cemento armato i celebri “Tronisti” di Uomini e Donne, la
famigerata trasmissione della De Filippi. Sul tavolino presero posto: Gianni Sperti, la Cipollari e
l’“opinionista” piccola grassa e bionda, famosa per le sue invettive becere in romanesco.
Nel momento in cui sollevarono le tazzine, sorridendo alle telecamere, l’aria fu lacerata da un
agghiacciante sibilo. Seguì una terribile esplosione e un’alta colonna di fumo si alzò in cielo.
L’allarme per l’arrivo dei razzi non aveva funzionato per un banale guasto ad un computer.
Lo spettacolo che apparve sugli schermi televisivi, fu terrificante: sul pavimento giacevano i corpi
inanimati e ridotti in brandelli dei noti protagonisti. I soccorsi furono tempestivi. Un elicottero
caricò i poveri resti dei moribondi a bordo e si diresse a tutta velocità verso l’aeroporto di Ciampino.
Qui uno speciale aereo-ambulanza, messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio, trasportò le vittime
negli USA, in un laboratorio segreto: il Biotechnological Research Center. Una struttura avveniristica e
d’avanguardia, dove i vip venivano “ricostruiti” o addirittura clonati. Nei giorni che seguirono,
per tranquillizzare i fan della demenziale trasmissione, furono mandate in onda immagini digitalizzate
di un ospedale, dove, immersi fra i fiori e in candidi letti, apparvero i volti sorridenti dei tre.
I Tg informarono del positivo decorso delle ferite e del prossimo ritorno dei “tronisti”.
Così fu. Dopo due settimane, i tre, completamente “ricostruiti”, con il corpo al 60% bionico e con un
cervello artificiale microchippato, furono accolti da un’immensa folla in delirio all’aeroporto di Fiumicino.
La sera furono ospiti del Maurizio Costanzo Sciò, dove raccontarono la loro esperienza sulla “Tettoia
del Coraggio”. Costanzo, con tono grave e solenne, in romanesco, disse che «… il terrorismo nun passerà!

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