Racconti fantastici

La Freccia Nera 1a Puntata

L’assemblea dei delegati del gruppo di Facebook “Rendiamo i Qassam socialmente utili: bombardiamo la casa del Grande Fratello”, si riunì nei primi giorni di Gennaio per dare risposte e organizzare le migliaia di persone che, in quei giorni di inizio anno, confluivano nel movimento di opinione e di pressione, teso ad ottenere una televisione di qualità e di contenuti culturali.

Ne facevano parte persone di ogni orientamento politico: in genere nostalgici della RAI in bianco e nero, dei mai dimenticati sceneggiati di Anton Giulio Maiano; dei divi di quegli anni: Alberto Lupo, Werner Bentivegna, Anna Maria Guarnieri;dei morigerati spettacoli di varietà con Mina e l’indimenticabile Lelio Luttazzi; delle gag di Raimondo Vianello nonancora mediasetizzato; dei gialli del Tenente Sheridan, interpretato da Ubaldo Lay, e ancora appassionati di Quark, de La Grande Storia” Poi c’era l’ala sinistra dei duri e puri: i nostalgici di Telekabul, di “Samarcanda” e delle trasmissioni satiriche della Dandini quali: Avanzi e l’Ottavo Nano, ecc.

Tutte queste persone trovarono un terreno comune su cui battersi nel gruppo sorto all’interno di Facebook.
Iniziarono a tempestare la Rai e Mediaset di messaggi in cui chiedevano la fine delle trasmissioni trash e demenziali. Le loro richieste e gli appelli
caddero però nel vuoto.

Gli ascolti del Grande Fratello raggiunsero in quei giorni, percentuali bulgare. Milioni di persone rimanevano incollate al televisore, quasi fossero ipnotizzate; incapaci di muoversi e di reagire.

I giornali parlarono di questo nuovo fenomeno in termini positivi: sociologi, antropologi, opinionisti, tuttologhi, discettarono e discussero di questo fenomeno in interminabili dibattiti. Sgarbi, Rondolino, Eco,
Omar Calabrese, la Parietti giudicarono le trasmissioni, positive, legittimandole con fumose analisi sociologiche.

Fuori la crisi economica cresceva. Grosse nubi nere si affacciavano all’orizzonte internazionale; ma per fortuna dei governanti, le masse non se ne accorsero.
Chi perdeva il lavoro veniva considerato un fortunato. In questo modo, si diceva, poteva seguire il Grande Fratello 24 ore su 24. E quando non c’era
il GF, tutti si spostavano su X Factor, su La Talpa o su C’è Posta per Te in attesa della nuova serie dell’Isola dei Famosi.

La realtà fu sostituita dai reality.
Fu in questo contesto che i gruppi di cui sopra pensarono di passare all’azione.
Fu lanciata l’idea di una grande manifestazione nazionale a Cinecittà, nei pressi della Casa dei Dementi, come era stata ribattezzata dagli aderenti al gruppo.
Migliaia di manifestanti, provenienti da tutta Italia si concentrarono nei pressi degli studi del reality.
Il meeting avvenne in un’atmosfera goliardica e gioiosa.
Furono approntati striscioni e cartelli con sfottò e battute ironiche rivolte contro il duopolio RAI-Mediaset e, soprattutto contro il Grande Fratello.
Dopo un breve saluto da parte degli organizzatori, il corteo si mosse, festosamente, al suono di musiche, canti, balli e cori.

Dopo aver girato l’angolo che immetteva nella strada che portava alla Casa, a metà del viale, i dimostranti videro di fronte a loro un poderoso sbarramento di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza in assetto antisommossa. In testa, gli organizzatori, rassicurarono tutti con i megafoni: la manifestazione era stata autorizzata, quindi non c’era niente da temere; ma giunti ad una cinquantina di metri dalle forze dell’ordine, una voce ordinò loro di sciogliersi.

Una delegazione di manifestanti si recò dal questore, che con l’elmetto in testa li fece avvicinare. Era una trappola. A un suo preciso segnale le forze dell’ordine attaccarono i manifestanti con una violenza mai vista.
Ci furono scene prima di sbandamento e poi di panico.

Molti rimasero a terra, calpestati o colpiti selvaggiamente.
Alfio, Corrado, Fabiola, Antonio e Cristiano, riuscirono a stento a sottrarsi
al pestaggio e insieme ad una cinquantina di amici, riuscirono ad entrare in
una scuola, e inseguiti dai poliziotti, barricarsi al suo interno.
«Qui dentro saremo al sicuro!» disse Antonio.
«Sai come si chiama questa scuola?» gli chiese Corrado
«No… Come si chiama?»
«Armando Diaz…»
Un brivido scese lungo la schiena degli assediati.
Fuori, intanto, c’era l’inferno: lacrimogeni, urla, sirene che laceravano
l’aria. Da una finestra Alfio, vide i caschi azzurri della polizia, circondare l’edificio.

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