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Racconto Tzigano 4a puntata

La Commissione Migranti gli aveva affidato uno spazio pubblico dove mendicare. Si mise una vecchia
giacca rattoppata e raggiunse la sua postazione. Appoggiandosi a un bastone finse un’invalidità alla
gamba.La gente che passava, in base all’ordinanza del Ministero dell’Accoglienza era obbligata a versare
un obolo, di almeno 10 centesimi. Se qualcuno si fosse rifiutato, il mendicante poteva chiamare i
poliziotti di ronda e denunciare il contravventore come “evasore”. Al termine della giornata, contò
l’incasso: 63,40 euro. Non male come inizio… Quella vita cominciò a piacergli.
Terminato l’accattonaggio entrò in un grande supermercato dove, dopo essersi riempito i tasconi
interni della giacca di merce, uscì con una bottiglietta di acqua minerale. La cassiera si accorse della
merce nascosta sotto il vestito, ma sempre in base alle norme sull’Accoglienza, fece finta di niente.
L’articolo 6 sui diritti dei Migranti, prevedeva infatti il diritto ai migranti di “appropriazione gratuita”.
Alfred Younas lesse però sui volti di coloro che facevano la fila alle casse, un sordo risentimento.
Capì che al di là del buonismo imposto per legge, qualcosa covava nell’animo della gente comune.
Qualche mese più tardi, Younas-Alfred fu contattato da Maria per strada.
«Tu stare attento. Pulizia arrestato falso rom…stare attento…»
La notizia era vera. I tg della sera dettero grande risalto all’accaduto: «Evasore si spaccia per rom
bosniaco. La polizia fiscale lo arresta e lo sottrae alla rabbia popolare. Sfiorato il linciaggio.» Subito dopo
le Tv trasmisero il processo. In uno studio televisivo tre giudici e una folla inferocita accolsero con urla e
insulti il disgraziato.
L’uomo confessò la sua colpa, appellandosi alla clemenza della Corte. Un televoto istantaneo lo condannò
ai lavori forzati a vita. Younas-Alfred, decise di fare attenzione e di esporsi il meno possibile.
Che qualcosa fosse cambiato lo constatò il giorno dopo. Alcuni poliziotti lo avvicinarono e gli chiesero
i documenti. Era la prima volta che accadeva. Una giovane donna che passava per strada però li apostrofò con decisione.
Era un’appartenente ai Comitati AST (Accoglienza Solidarietà Tolleranza), lo si capiva dalla fascia arcobaleno che
portava al braccio.
«Compagni agenti, non si trattano così i nostri fratelli migranti!»
«Compagna, facciamo solo il nostro dovere…»
«Io sono la presidentessa del Comitato AST del Quartiere. Conosco perfettamente le leggi. Voi non
potete chiedere i documenti mentre il signore sta ancora lavorando. La Legge parla chiaro. Lo potete
fare solo quando smonta dal lavoro!»
I poliziotti in effetti non avrebbero potuto agire in quel modo.
Si scusarono e si allontanarono.La donna proseguì, ma Alfred vide nel suo nuovo status l’opportunità di
vendicarsi dei buonisti che detestava con tutte le sue forze. La seguì e con voce lamentosa iniziò a chiedere
l’elemosina.
«Per favore, dare soldi, bambini no mangiare.»
La tizia, colta in castagna dovette allungargli un euro.
«Ancora per favore. Essere poco per mangiare.»
«Basta, ti ho dato un euro!»
Younas-Alfred iniziò a insistere in modo pesante,giungendo perfino a molestarla, toccandole le terga.

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