Racconti fantastici

Racconto Tzigano 2a puntata

«Maledetti!»
Uscì come una furia. Fuori una folla di dimostranti con bandiere rosse stava sfilando per le strade urlando contro il nuovo nemico pubblico: “l’EVASORE”. I manifestanti chiedevano al governo delle larghe intese pene più severe contro questo nemico
invisibile. Un’abile regia mediatica faceva sì che ogni peggioramento della crisi economica e sociale venisse
imputato all’EVASORE. La polizia fiscale fece in quegli anni rastrellamenti a tappeto, ma di evasori veri e propri negli
ultimi tempi ne erano rimasti pochissimi. Il governo,tuttavia non lo diceva. Anzi gonfiava le cifre dell’evasione, facendole arrivare addirittura alle dimensioni del debito pubblico. Questo manteneva vivo l’odio
della gente contro questo nemico misterioso e inafferrabile e incanalava la rabbia popolare verso altri obiettivi.
Quando ne veniva preso uno, tutti i Tg e i giornali ne parlavano con toni trionfali. L’ultimo arrestato in
ordine di tempo, era stato un barista. Non aveva fattolo scontrino fiscale. Processato in Tv nella celebre
trasmissione “Il Processo in Direttissima” davanti a un parterre di spettatori inferociti, era stato condannato a
quindici anni di lavori forzati e al sequestro di tutti i beni.
Incontrò Maria al solito angolo.
«Andiamo dal tuo capo. Ci sto!» le disse.La donna lo prese a braccetto e si avviarono da Adrian il mendicante.
Lo trovarono al solito posto.
«Portato denaro?»
«Sì!» rispose Alfred allungandogli una busta.
Adrian disse qualcosa alla zingara. Poi sempre tenendolo a braccetto, Maria lo condusse via.
Presero un autobus. All’interno una donna non appena vide la zingara si alzò di scatto in piedi e, in
obbligo alle recenti leggi emesse dalla ministra dell’Integrazione Kabobo-Kiengu sul comportamento
che gli italiani dovevano tenere verso i migranti, le cedette il posto a sedere. Nell’autobus, in piedi
c’erano solo “bianchi”.
«Visto?» disse Maria sorridendo ad Alfred. «Noi avere tutte comodità.»
Alfred abbozzò un sorriso. Arrivati al campo, una folla di bambini sporchi e scalzi corse loro incontro.
Maria parlò con una vecchia con una bandana che fumava una pipa. La vecchia guardò Alfred benevolmente.
«Ora tu, stare qui per qualche tempo. Imparare un po’ nostra lingua. Fra una settimana tu andare in
Romània a prendere documenti. Intanto cambiare vestiti…»
Fu portato in una roulotte dove gli furono dati indumenti raccolti in qualche contenitore della Caritas.
Qui venne a sapere da altri zingari, che non era il primo a “morire” e poi “rinascere” nomade. A quanto
capì, già altri lo avevano preceduto su questa strada. Nei giorni seguenti visse nel campo cercando di
imparare il più possibile degli usi e consuetudini dei nomadi. Maria e gli altri cercarono di insegnargli i
rudimenti dell’accattonaggio e di come porsi di fronte agli indigeni.
Ma giunse il tempo di andare in Romania. Con lui partì uno zingaro che avrebbe dovuto introdurlo
nella comunità rom di Bucarest.

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